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Tappa 34 - Da Arles a St. Gilles

lun 04 Apr 2011

Dopo la giornata di riposo ripartiamo felici di essere in cammino.
Attraversiamo Arles, città un po’ particolare, non troppo curata, grande e turistica.
Poi, percorrendo una lunghissima strada rettilinea, raggiungiamo l’argine del piccolo Rodano: è bellissimo muoversi su una strada bianca sopraelevata, con lo sguardo che spazia per svariati chilometri, percependo in lontananza la presenza del mare, anche se dobbiamo stare molto attenti a dove appoggiamo i nostri piedi, perché ci sono moltissime lumache che passeggiano lungo il nostro cammino, alcune piccolissime, forse appena nate, e … rischiamo di schiacciarle!
Camminiamo tra i pioppi, che, mossi dal vento, incrociano i loro rami emettendo degli stridii che ci sembrano “parole”; per qualche centinaio di metri restiamo immersi in una nuvola di polline, che sembra quasi neve.
A metà percorso ci fermiamo a fare un piccolo spuntino seguendo con curiosità le evoluzioni di uno stormo di sterne su un campo appena arato.
La seconda metà del percorso ci vede camminare ancora sull’argine e poi attraversare un ponte ferroviario dove è “proibito” il passaggio, ma … non c’è nulla di più divertente che infrangere un divieto! Oltretutto Martine ci ha spiegato che non c’è nulla di pericoloso ma non sono ancora stati dati i permessi per rendere accessibile questa strada.
Arriviamo a St. Gilles all’ora di pranzo, dopo poco più di venti chilometri e decidiamo per la prima volta di recarci in Municipio per parlare con un responsabile dell’amministrazione della situazione dei disabili sul territorio comunale.
Non c’è l’assessore preposto, ma riusciamo a ottenere un colloquio con Martine Gay, una responsabile dei servizi sociali che si interessa di questo settore. Dalle risposte alle nostre domande abbiamo conferma di una situazione non semplice: ci viene detto, infatti, che solo dal 2010 nel comune di St. Gilles hanno iniziato ad avviare dei progetti per migliorare la condizione delle persone con handicap; fino ad ora l’unica proposta attuata è l’aiuto economico, che però deve passare attraverso i servizi sociali dipartimentali. Martine ci consiglia però di parlare con i responsabili di città più grandi, perché secondo lei è più probabile che lì siano stati avviati progetti più interessanti e mirati.
Restiamo un po’ delusi, ma ci rinfranchiamo quando conosciamo Ghislaine, che ci ospita questa sera a casa sua, che attua la arte terapia con giovani problematici, e ancora una volta scopriamo che il privato sociale è sempre un po’ più avanti rispetto ai progetti della pubblica amministrazione.
Ammirando un cielo stellato ci prepariamo a dormire, per riprendere tutte le forze per le prossime tappe, nuovamente abbastanza impegnative.

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