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Tappa 33 - Da Maussane-les-Alpilles a Arles

sab 02 Apr 2011

Tappa breve oggi, quindi partiamo con più calma, dopo aver aggiornato il sito e aver parlato un po’ con il parroco che ci ha dato l’ospitalità per questa notte.
Inizialmente il tempo atmosferico è freddo, piovoso, ma un po’ alla volta migliora, fino a quando ritorna il sole caldo.
L’ambiente è molto mediterraneo, passiamo in una pineta che potrebbe essere la costa toscana o la pineta Sacchetti di Roma, la strada è molto ondulata e assolata e quindi sentiamo il bisogno di rifocillarci.
Ci fermiamo a Fontvieille ad acquistare qualcosa per il pranzo ed è in questa città che ci fermiamo per la pausa pranzo.
Riprendiamo a camminare decidendo di non seguire la strada segnata, ma la traccia che ha studiato Riccardo, che sembra più piacevole.
Ci capita di vedere un allevamento di tori che, come ci confermerà la sera Martine, l’amica dell’Associazione che ci accoglie questa sera, sono utilizzati per l’alimentazione e non per le corride, che sono tipiche di Arles.
Più avanti i due tragitti si collegano nuovamente, lungo una strada asfaltata (la D17) che ci conduce all’Abbaye de Montmajour, una bellissima abbazia della fine dell’anno 900, che dal 1981 fa parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Procediamo lungo un sentiero segnato dalla FFRP che corre parallelo alla strada su un terreno molto pietroso e accidentato.
Gli ultimi chilometri sono all’interno della città di Arles, passando prima in una periferia non troppo ridente, arrivando poi nello stupendo centro romano e romanico, passando vicino all’anfiteatro.
Davanti al Municipio incontriamo Martine, e ancora una volta siamo colpiti dal fatto che ogni sera incontriamo persone che, casualmente, sanno raccontarci qualche esperienza sulla disabilità.
Infatti la nostra nuova amica ha una malattia genetica che la dovrebbe portare a stare sulla sedia a rotelle, ma lei si è “opposta” con la voglia di ridere: si prende meno sul serio, accetta di più gli altri e … ride, ride di tutto ciò che per altri potrebbe essere un motivo per innervosirsi.
Inoltre mi racconta che ha una sorella proprietaria di un hotel che, essendo sensibile al mondo dell’handicap in quanto madre di un ragazzo tetraparetico, ha una stanza per disabili motori, anche se in Francia non esiste nessun obbligo, non c’è nessuna normativa per gli albergatori per quanto riguarda l’accoglienza dei disabili nelle strutture ricettive.
Cercheremo prossimamente di parlare con rappresentanti di associazioni e amministrazioni pubbliche per capire se le idee e le informazioni che le persone che incontriamo ci stanno dando corrispondono veramente alla realtà legislativa francese.
Ora … a dormire, sapendo che domani sarà una giornata non di cammino ma di ricerca di esperienze da incontrare.

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