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Tappa 32 - Da Salon-de-Provence a Maussane-les-Alpilles

ven 01 Apr 2011

La tappa odierna inizia con una visita al cuore medievale di Salon-de-Provence, che ci permette di scoprire che Nostradamus ha vissuto qui gli ultimi diciannove anni della sua vita, ed è qui che ha scritto le Quartine che l’hanno reso famoso.
Salon è una cittadina, molto viva, più piccola di Aix, che è invece una città commerciale e più “borghese”.
Il percorso di oggi, dopo un lungo rettilineo che ci conduce fuori dalla zona urbana, passa attraverso paesaggi che ci lasciano stupiti per la loro vastità.
Oggi il sole è caldo, il cielo è terso e c’è una luce assolutamente particolare, quella che viene definita la luce di Provence.
Entriamo nella zona delle Alpilles, molto ondulata, che ha delle caratteristiche che ci ricordano la Sardegna: montagne non alte, ma rocciose in lontananza, vegetazione mediterranea, strade bianche e sentieri; una parte è stata completamente recuperata dopo un incendio devastante nel 2003, immettendo coltivazioni varie e facendo una serie di interventi che permettano di arginare un eventuale nuovo incendio.
Ci fermiamo a pranzare ad Aureille, un piccolo villaggio che sembra “finto”, dando quasi l’impressione di essere un set cinematografico, tanto è particolare . Particolare anche la gente che incontriamo: praticamente solo presenze maschili, se vogliamo escludere la barista, che però tratta gli avventori in un modo molto rude (domande essenziali, ci passa da una finestra quanto ordinato, dopo averci chiamato da lontano.
Mentre siamo seduti nel dehor del bar vediamo passare un ciclista dal fisico atletico, ad una velocità elevata e ci accorgiamo che ha un arto artificiale. Si ferma poco lontano per bere un sorso d’acqua e aspettare il suo compagno di allenamento e proviamo a raggiungerlo, ma riparte molto rapidamente e non riusciamo a fargli l’intervista come ci sarebbe piaciuto.
Arriviamo nel pomeriggio, dopo aver percorso più di trentadue chilometri e scopriamo che oggi inizia un week-end festivo e quindi gli alberghi sono tutti completi: andiamo ancora una volta a chiedere ospitalità in parrocchia e otteniamo una sala, con una branda e dei tavoli, su cui appoggiamo qualche coperta per rendere più morbido il nostro “giaciglio”.
Dopo una buona cena in un ristorantino ci prepariamo per la notte.

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