Profilo di Anna Maria Rastello

Anna nasce a Torino nel 1962, informatica con una lunga esperienza lavorativa inizialmente da sviluppatrice software, poi da formatrice e infine da responsabile di progetto, è anche mamma da 26 anni di numerosi figli (3 figlie biologiche e 8 figli in affidamento famigliare che hanno condiviso la vita di famiglia per periodi anche molto lunghi). Ha dovuto maturare un’esperienza personale nel campo della disabilità perché oltre alla figlia Marcella ha accolto in famiglia per circa 10 anni una ragazzina con disabilità intellettiva ed il suo gemello con disabilità relazionale. Dal 2011 cammina per cambiare lo sguardo sulla disabilità e per conoscere Italia e italiani Diversi!

Dal 2011 cammina per acquisire e far conoscere un nuovo sguardo sull'Uomo, che non può prescindere da un nuovo sguardo sulla Madre Terra.

Articoli

Non posso dire addio-il film

Un regista, tempo fa, mi disse: perché non trasformare la storia di Marcella in un lungometraggio? Ora ci vogliamo provare, intrecciando la sua vita con la vita di un suo fratello di cuore.
Nasce così “Non posso dire addio”,  […]

Intervista a Radio Impegno

Il video dell'intervista a Radio Impegno di mercoledì 25 ottobre: una lunga chiacchierata con Andrea Fellegara e Barbara Cultrera del Trio Radio Attivo
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16 e 17 settembre 2016 alla Conferenza Nazionale Disabilità

Il Cammino di Marcella avrà uno spazio per presentarsi. Due giorni di studio e riflessione per ragionare di politiche in materia di disabilità. Sarà, quindi, anche l'occasione per cambiare ancora e ancora lo sguardo sulle persone con caratteristiche speciali. Un evento promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in cui si discuterà il Programma Biennale di Azione sulla Disabilità. […]

Il Dizionario PasParTu è diventato trasmissione radiofonica

Una parola al giorno, ogni giorno, dal lunedì al venerdì, alle 8, alle 11.55 e alle 20 sulla nuova radio che parla di cammini: Radio Francigena Web. Le parole donate da coloro che ci hanno ospitato nel lunghissimo cammino alla ricerca della fiducia e dell'ospitalità […]

Luca Dal Bello, un giovane giornalista novarese,

così racconta i nostri cammini su InformAle, la Rivista delle cose positive di Casa Alessia […]

I media hanno raccontato la 24h/24 di Torino

TGR (l'intervista al minuto 7.50) Buongiorno Piemonte La Repubblica il sito della Diocesi di Torino Caterpillar del 2 dicembre-RAI Radio 2 (dal minuto 10) Caterpillar del 3 dicembre-RAI Radio2   […]

Intanto PasParTu continua a camminare

per raccontare un'Italia differente, che si fida e sa accogliere! Qui una recensione pubblicata da MountCity!  […]

L'intervista pubblicata dal web magazine Dols.it

 

Un'intervista, per raccontare qualcosa in più di una vita, una base per confrontarsi su scelte di vita e vita di scelte, forse, talvolta un po' complicate!  […]

Video intervista de La Stampa

Qui potete ascoltare alcune sfaccettatura di PasParTu! […]

PasParTu è diventato di carta e inchiostro

Anna Rastello e Riccardo Carnovalini camminano insieme da alcuni anni, molti sono i viaggi che hanno intrapreso per scoprire o riscoprire regioni e angoli “speciali” del nostro paese, a volte con lo scopo di portare un messaggio di solidarietà, oppure per attirare l’attenzione su problematiche particolari. Il cammino più lungo, intenso e imprevedibile che hanno condiviso è stato PasParTu: […]

Per comprendere le radici del Cammino di Marcella

 La storia di una famiglia “normale”. Le virgolette sono state aggiunte svariati anni fa da amici che volevano così sottolineare quanto fosse anormale quella che per noi era normalità. Una figlia un giorno ha detto: «Devo ringraziarvi, genitori, perché mi avete fatto vivere in vent’anni più esperienze di quelle che la maggioranza delle persone vive in un’intera esistenza» […]

Non riesco più a dire addio

Chiunque sia interessato a ricevere il libro Non riesco più a dire addio lo può richiedere scrivendo una email ad Anna (ved. Contatti). […]

Lettere in Cammino

A partire dal 21 febbraio ripercorreremo Il Cammino di Marcella attraverso l'intenso scambio epistolare che Anna ha intrattenuto con Gabriella La Rovere, curatrice della collana "Le Maree" di Ali&no editrice, anch'essa madre di una ragazza con disabilità. Durante tutto il viaggio, le due donne si sono scambiate lettere, rimaste chiuse in un cassetto digitale, dimenticate tra tanti file. […]

Pagine di diario

Tappa02 - Da La Spezia al Santuario di Soviore

Il nostro piccolo gruppo, oggi composto da Enrica, Luciano (la guida del percorso), Ivan e Anna oggi ha percorso la seconda tappa lunga circa 20 chilometri, ma con 1300 metri di dislivello totale superati senza fretta e senza grande sforzo, anche se sotto una fastidiosa pioggia che ha reso scivoloso il terreno in alcuni punti particolarmente ripidi.
Camminando abbiamo scoperto luoghi rinselvatichiti per l'abbandono dell'agricoltura e silenziosi, attraversato piccoli comuni (La Foce, Castè, Carpena), percorso il sentiero 1 in un bosco di latifoglie calpestando persino un po' di neve fino ad arrivare a scorgere il mare sotto la foschia e la pioggia. Al Santuario ci attendevano Mario, Riccardo e ... il sole!
Durante il percorso abbiamo parlato, riso, discusso, per arrivare a conoscerci un pochino di più, accettando le debolezze e le difficoltà di ciascuno di noi, sorridendoci su.
Questo cammino è da noi vissuto un po' come il cammino della vita, dove ciascuno è bello per come è e non per quanto è adeguato ad una normalità pre-definita.
E ora un po' di riposo con la cena nella foresteria del Santuario.

 

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Tappa03 - Dal Santuario di Soviore a Levanto

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Tappa04 - Da Levanto a Moneglia

 

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Quarta tappa Levanto - Moneglia.
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Partenza alle 7,30 per un tappa non troppo lunga ma abbastanza impegnativa, poiché abbiamo “scalato” alture per un totale di circa m. 1500 di dislivello: siamo partiti in sei, tra cui Laura, una amica torinese ipovedente. Abbiamo percorso sentieri un po’ sconnessi, raggiungendo prima il Salto della Lepre, fino a raggiungere all’ora di pranzo Deiva Marina. 
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Nella seconda parte della tappa siamo stati accompagnati da un vento gelido con raffiche che ogni tanto spostavano noi donne, non troppo zavorrate dal nostro peso corporeo.
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Prima di scendere a Moneglia ci siamo fermati da Nicola e Serena, e il loro splendido piccino Amos, a Lemeglio, un paese situato 150 m. sopra il nostro punto di arrivo.
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Alle 17,00 il sindaco Claudio Magro ci ha ricevuti in Municipio e gli abbiamo raccontato il perché del nostro cammino, rivolgendogli poi la richiesta di inserire nel sito istituzionale l'elenco delle associazioni che operano pro tempo libero dei disabili. Il sindaco ci ha poi illustrato le iniziative che il Comune di Moneglia ha già predisposto a favore dei disabili e, più precisamente ci ha condotti a vedere uno scivolo che permette alle persone in sedia a rotelle di accedere a un molo da cui partono i traghetti verso le Cinque Terre, oltre alle spiagge di levante.  
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Dopo un incontro con i giovani in parrocchia, coordinato dal giovane e attivissimo don Massimiliano con successiva cena conviviale andiamo a riposare le nostre “stanche membra” in attesa della lunga tappa di domani.     
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Partenza alle 7,30 per un tappa non troppo lunga ma abbastanza impegnativa, poiché abbiamo “scalato” alture per un totale di circa m. 1500 di dislivello: siamo partiti in sei, tra cui Laura, una amica torinese ipovedente. Abbiamo percorso sentieri un po’ sconnessi, raggiungendo prima il Salto della Lepre, fino a raggiungere all’ora di pranzo Deiva Marina. Nella seconda parte della tappa siamo stati accompagnati da un vento gelido con raffiche che ogni tanto spostavano noi donne, non troppo zavorrate dal nostro peso corporeo.Prima di scendere a Moneglia ci siamo fermati da Nicola e Serena, e il loro splendido piccino Amos, a Lemeglio, un paese situato 150 m. sopra il nostro punto di arrivo.Alle 17,00 il sindaco Claudio Magro ci ha ricevuti in Municipio e gli abbiamo raccontato il perché del nostro cammino, rivolgendogli poi la richiesta di inserire nel sito istituzionale l'elenco delle associazioni che operano pro tempo libero dei disabili. Il sindaco ci ha poi illustrato le iniziative che il Comune di Moneglia ha già predisposto a favore dei disabili e, più precisamente ci ha condotti a vedere uno scivolo che permette alle persone in sedia a rotelle di accedere a un molo da cui partono i traghetti verso le Cinque Terre, oltre alle spiagge di levante.  Dopo un incontro con i giovani in parrocchia, coordinato dal giovane e attivissimo don Massimiliano con successiva cena conviviale andiamo a riposare le nostre “stanche membra” in attesa della lunga tappa di domani.     

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Tappa05 - Da Moneglia a Chiavari.

 

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Quinta tappa Moneglia - Chiavari.
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Partenza alle 7,15 per un tappa lunga e impegnativa (circa 27 km), che prevedeva un dislivello totale di circa 1400 m da superare con vari saliscendi. Inoltre, essendo un cammino di comunicazione era previsto un incontro con il vicesindaco di Lavagna Mauro Caveri alle 14,30, presso la sede comunale e quindi … tempi stretti da rispettare.
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Abbiamo camminato in quattro, discutendo, ragionando, esprimendo opinioni sulla disabilità e non solo; attraversando una pineta devastata dagli incendi, ma dove con fatica stanno rinascendo cespugli abbiamo pensato di come spesso anche dove non si pensa ci possa essere speranza la vita si fa spazio comunque.
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E dopo, invece, risalendo da Riva Trigoso e attraversando i boschi di Punta Manara siamo rimasti colpiti dalla bellezza dei luoghi, dai panorami che si aprivano di fronte a noi verso il mare, fino a giungere a scorgere Sestri Levante, bellissima cittadina dove abbiamo fatto una rapida sosta per pranzo.
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Abbiamo poi proseguito salendo a S. Anna dove il vento ci rallentava, con raffiche così forti da spostarci, rischiando di farci cadere, e in effetti sono poi caduta, non per il vento, ma per una disattenzione e una radice che affiorava dal terreno: ginocchio gonfio, escoriazione alla tibia, ma abbiamo proseguito senza rallentare il cammino.
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Dopo essere saliti a S. Anna abbiamo raggiunto Cavi, poi di nuovo in salita verso S. Giulia, per scendere infine a Lavagna puntuali per l’appuntamento prefissato.
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Mauro Caveri si è dimostrato sensibile ai nostri discorsi e ha accettato di dare risalto sul sito istituzionale sia alle realtà associative che lavorano per il tempo libero pro disabili, che alle esperienze “virtuose” del comune nell’ambito dell’abbattimento delle barriere, non solo architettoniche
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Dopo esserci rifocillati siamo ripartiti verso Chiavari, dove ci aspettavano per un intervista al giornale Il Nuovo Levante.
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A cena e dopo cena incontreremo un gruppo di persone interessate al nostro progetto.
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E poi … buona notte!
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Partenza alle 7,15 per un tappa lunga e impegnativa (circa 27 km), che prevedeva un dislivello totale di circa 1400 m da superare con vari saliscendi. Inoltre, essendo un cammino di comunicazione era previsto un incontro con il vicesindaco di Lavagna Mauro Caveri alle 14,30, presso la sede comunale e quindi … tempi stretti da rispettare.Abbiamo camminato in quattro, discutendo, ragionando, esprimendo opinioni sulla disabilità e non solo; attraversando una pineta devastata dagli incendi, ma dove con fatica stanno rinascendo cespugli abbiamo pensato di come spesso anche dove non si pensa ci possa essere speranza la vita si fa spazio comunque.E dopo, invece, risalendo da Riva Trigoso e attraversando i boschi di Punta Manara siamo rimasti colpiti dalla bellezza dei luoghi, dai panorami che si aprivano di fronte a noi verso il mare, fino a giungere a scorgere Sestri Levante, bellissima cittadina dove abbiamo fatto una rapida sosta per pranzo.Abbiamo poi proseguito salendo a S. Anna dove il vento ci rallentava, con raffiche così forti da spostarci, rischiando di farci cadere, e in effetti sono poi caduta, non per il vento, ma per una disattenzione e una radice che affiorava dal terreno: ginocchio gonfio, escoriazione alla tibia, ma abbiamo proseguito senza rallentare il cammino.Dopo essere saliti a S. Anna abbiamo raggiunto Cavi, poi di nuovo in salita verso S. Giulia, per scendere infine a Lavagna puntuali per l’appuntamento prefissato.Mauro Caveri si è dimostrato sensibile ai nostri discorsi e ha accettato di dare risalto sul sito istituzionale sia alle realtà associative che lavorano per il tempo libero pro disabili, che alle esperienze “virtuose” del comune nell’ambito dell’abbattimento delle barriere, non solo architettonicheDopo esserci rifocillati siamo ripartiti verso Chiavari, dove ci aspettavano per un intervista al giornale Il Nuovo Levante.A cena e dopo cena incontreremo un gruppo di persone interessate al nostro progetto.E poi … buona notte!

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Tappa 06 - Da Chiavari a Portofino

Sveglia presto, dopo una serata di chiacchiere informali, ma interessanti con Gianluca, la carissima persona che ci ha ospitato per la notte. Partenza alle 7,00 per un tappa lunga circa 22 km, percorsi lungo sentieri che ci hanno portato a vedere diverse chiese: dopo la prima salita abbiamo raggiunto il Santuario di N. S. delle Grazie, un edificio del XIV secolo, passando successivamente vicino alla chiesa intitolata a S. Pantaleo (del XIII sec.) e dopo alla parrocchia di S. Ambrogio. Parlando tra noi abbiamo ragionato intorno all’importanza della chiesa per le comunità nel passato, che assumeva un ruolo anche sociale per il paese.
E allora ci domandavamo perché non pensare anche oggi a un utilizzo più ampio e diversificato delle chiese, che permetta di tenerle aperte oltre l’orario della S.Messa festiva.
Continuando il nostro cammino siamo poi passati da Zoagli, dove abbiamo fatto una sosta perché eravamo in “debito di zuccheri” avendo fatto colazione intorno alle 6,00. Successivamente abbiamo attraversato Rapallo, un altro gioiellino del golfo del Tigullio, poi Sta Margherita ligure, dove con i nostri zaini abbastanza voluminosi (il mio pesa circa 12 kg, perché trasporto un po’ di “tecnologia”, ossia due GPS, un netbook, due cellulari, un caricabatteria per IPhone) siamo passati all’interno di un mercato all’aperto.
Accompagnati dalla pioggia siamo infine approdati a Paraggi, dove ci aspettava Mario, il marito di Enrica, che è stato con noi in questi giorni con il camper per sopperire a eventuali carenze di ospitalità. Dopo pranzo abbiamo lavorato per continuare il dialogo con chi ci segue e poi abbiamo terminato la camminata a Portofino in Piazza della Libertà, scoprendo però che il percorso pedonale è attualmente interrotto perché è franato un muro.
Purtroppo qui non siamo riusciti né ad avere ospitalità né incontri con comuni e Associazioni, nonostante avessimo cercato contatti nelle settimane scorse, anche perché il Comune di Portofino è commissariato, e quindi per la prima volta dovremo dormire sul camper, che domani mattina ripartirà alla volta di Inzago.
E stasera a nanna presto: domani ci attende una tappa un po’ impegnativa!

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Tappa 07 - Da Portofino a Camogli/Recco

Tappa 07 - Da Portofino a Camogli/Recco.
Stamattina ci siamo svegliati e … miracolo, c’era un sole che sorgeva a est rendendo infuocato il cielo!
E allora siamo partiti più sereni, Luciano e io, perché Enrica oggi ha preferito stare un po’ a riposo per una dolorosa tendinite, regalatale da questi primi giorni di cammino, permettendole però di potersi dedicare all’organizzazione di alcuni incontri a Genova nel week end. Ed è stata una scelta saggia poiché si è rivelata una tappa relativamente breve ma impegnativa, iniziata con una lunghissima salita a gradoni, che affrontata a freddo ci ha subito fatto sudare. Ma il percorso segnato che abbiamo seguito ci ha portati a godere di magnifici paesaggi, passando prima dall’abazia di S. Fruttuoso (purtroppo il borgo è in ristrutturazione, quindi meno suggestivo di quanto mi fosse stato descritto), poi percorrendo il sentiero che segue il profilo del promontorio siamo giunti al Passo del Bacio da cui abbiamo visto per la prima volta Genova, cinta dalle montagne innevate (abbiamo pensato che lassù c’è Rossiglione, tappa di partenza di martedì prossimo!).
Poi siamo scesi a S. Rocco dove abbiamo pranzato per raggiungere successivamente la caratteristica spiaggia di Camogli.
E stasera siamo accolti da Aldo, in un tipico palazzo camogliese nella zona Boschetto, un centinaio di metri sopra il borgo da cui ammiriamo un’impagabile vista sul mare.
Quest’oggi abbiamo avuto modo di ragionare su quanto è facile diventare dis-abile, basta una tendinite per non poter percorrere un cammino come ci eravamo prefissati, però possiamo comunque proseguire con altre forze e altri mezzi, modificando un pochino gli obiettivi, ma facendo in modo che ciascuno metta le proprie capacità a disposizione del gruppo.
Ora tocca a voi: cosa pensate di queste riflessioni fatte nel corso del nostro cammino?  E … se volete dateci una definizione di disabilità….

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Tappa 08 - Da Camogli/Recco a Genova Porto Antico/libreria Finisterre

 

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Dopo una buona colazione scendiamo a piedi alla stazione ferroviaria, dove accendiamo i Gps per tracciare il percorso. Oggi cammina con noi nuovamente un’amica ipovedente, Laura.
Enrica è ancora a riposo e quindi si avvia in treno a Genova Nervi, dove ci aspetterà ai Parchi per condividere il pasto. Inizialmente percorriamo strade poco trafficate oppure pedonali, attraversando però i vari paesi che ci separano da Genova, ossia S. Bartolomeo, Sori, Pieve Ligure, Bogliasco,  dove si uniscono a noi due amiche, Elena, che ha adottato la tappa, e Cristina. Poi sant’Ilario, reso famoso dalla canzone di De Andrè, Nervi, Sturla e Boccadasse.
Passiamo davanti all’Ospedale Gaslini dove Marcella fu ricoverata in seguito all’incidente del 12 aprile 1997: rivolgo un pensiero di gratitudine ai medici della rianimazione che hanno accolto mia figlia ” in coma mesodiencefalico con cuore, cervello e un polmone compromessi” e l’hanno curata così bene da permetterle di riacquistare molte delle sue capacità.
Il nostro cammino in questi ultimi chilometri prosegue affacciato sul mare, fino a che entriamo in città, percorriamo via XX Settembre, passiamo sul passeggio del porto antico e dopo circa 33 km arriviamo alla libreria Finisterre.
Veniamo accolti con simpatia da Elisabetta, la proprietaria, che ci rifocilla con un te caldo e con la quale stabiliamo di ritornare in questa suggestiva libreria il 21 maggio per raccontare il cammino.
Mentre ci prepariamo per andare da Paola, la persona che ci ospiterà per la notte, entrano nel negozio due donne, che si rivelano immediatamente come due contatti importanti da cogliere immediatamente: la prima è Stefania, una responsabile del F.I.S.H., organismo che raggruppa diverse associazioni che svolgono un importante lavoro politico per far attuare i diritti dei disabili e l’altra è Gigliola, dipendente del Comune di Genova che promette per lunedì un contatto con l’ufficio stampa del suo Ente Pubblico.
Un incontro non cercato, non predisposto, ma importante per il nostro cammino, una casualità che in questi giorni si sta ripetendo spesso, e ci rendiamo conto che il rallentare i ritmi della vita e il mettersi in movimento ci sta permettendo di entrare maggiormente in contatto con le persone che ci passano vicino.
Alla fine di questa tappa che ci ha portato a stare sempre in mezzo a case, traffico pedonale e automobilistico rimpiangiamo i silenzi e gli scorci panoramici di natura di cui abbiamo goduto nei giorni scorsi e però prendiamo atto del fatto che ci ha permesso di scambiare due parole con diverse persone incontrate, come per esempio un ciclista che ci ha domandato incuriosito dove stessimo andando ed è rimasto ad ascoltare le nostre spiegazioni.
Ora siamo pronti per l’ultima tappa del prologo e … aspettiamo un dialogo con voi che ci seguite attraverso il sito …  

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Tappa 09 - Da Genova Porto Antico a Genova Voltri stazione FF.SS.

Ci svegliamo sorridendo per il cielo azzurro che si vede dalle finestre dell’appartamento di Paola, al settimo piano di un palazzo antico da cui si domina la città. Luciano mi dà le ultime dritte sull’utilizzo di un software per la gestione delle tracce GPS: oggi ritorna a casa e da domani dovrò occuparmi da sola di quest’altro “pezzo di tecnologia”…arghhhhh!

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Ci mettiamo in cammino intorno alle 9,00, oggi la tappa è breve e non troppo impegnativa ed Enrica prova nuovamente a camminare. Partendo dal Porto Antico ci avviamo verso ponente cercando di percorrere una strada che costeggi possibilmente il mare; dopo pochi chilometri arriviamo al Centro Fiumara, dove ci aspettano Mario, il marito di Enrica, e due amici che oggi cammineranno con noi. Proseguiamo lungo un percorso poco gradevole, talvolta senza marciapiedi, fino a quando arriviamo al lungomare di Pegli e finalmente ritroviamo il gusto del camminare senza timori. Intorno alle 13,00 ci fermiamo a condividere il nostro progetto con alcuni responsabili dell’A.I.S.M. presso uno dei loro banchetti di sensibilizzazione. Da qui, dopo aver salutato con dispiacere Luciano, che si è rivelato in questi giorni trascorsi insieme una persona attenta, solida, simpatica, insomma un compagno di viaggio ideale, riparto da sola verso l’arrivo. Percorro una lunghissima strada che costeggia la linea ferroviaria e che cambia nome a seconda della zona in cui passa, ossia prima via Pegli, poi via Pre infine via Voltri: quasi nessun incontro, ma tanto traffico automobilistico che mi ha fatto pensare a come quest’involucro metallico ci allontani dagli altri, non ci faccia entrare in relazione, non ci permetta di farci presenti a chi ci passa accanto (se vogliamo escludere i conducenti di tre auto che con un colpo di clacson ci hanno tenuto a farmi sapere che l’uomo è cacciatore!).

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Arrivata alla stazione ferroviaria di Genova Voltri con i piedi fumanti e qualche dolorino al ginocchio ancora un po’ gonfio e livido dalla caduta di qualche giorno fa (segno che l’asfalto non ha fatto troppo bene ai miei arti inferiori) sono salita rapidamente su un treno che mi ha riportata a Genova Brignole dove mi aspettava Roberto dell’associazione FA.DI.VI. per andare a conoscere una delle loro realtà in zona Quarto. Struttura all’avanguardia, e tanti spunti interessanti su cui ragionare per abbattere qualche barriera. Per esempio mi ha raccontato una loro iniziativa: all’Epifania di qualche anno fa hanno accompagnato i loro figli disabili a donare un piccolo presente a tutte le famiglie di Manarola, provocando reazioni forti perché … al disabile devi dare tu non è lui a poter dare qualcosa a te! E voi … cosa ne pensate? Fatecelo sapere …. E ora buona notte ... domani giornata di riposo!

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prima giornata di riposo

Ieri abbiamo approfittato del primo giorno di riposo per cercare nuovi contatti. Enrica e io ci siamo alzate comunque presto, ma poi siamo state a casa di Paola fino a tarda mattinata per aggiornare il sito, riordinare le informazioni raccolte sino a ora, rispondere alle e-mail e telefonare ai responsabili di alcune associazioni di cui abbiamo avuto il riferimento. A pranzo con due amici di Enrica, attualmente in vacanza in Liguria, abbiamo poi avuto un lungo colloquio con l’assessore del Comune di Genova Roberta Papi, che ci ha promesso di valutare le modalità di attuazione di quanto noi richiediamo agli Enti istituzionali. Abbiamo anche stabilito un contatto con l’assessore della Regione Liguria Lorena Rambaudi, nella speranza di riuscire a spiegare anche a lei nei prossimi giorni la nostra richiesta. Successivamente ci siamo spostati in stazione dove ci aspettava Danilo, responsabile dell’associazione Semplicemente, con cui ci siamo sentite subito in sintonia: come già ci è successo altre volte abbiamo avuto conferma di quanto può essere importante creare una rete che permetta ai disabili di reperire più rapidamente informazioni. All’arrivo del treno abbiamo conosciuto il nostro nuovo compagno di viaggio, Roberto, che camminerà con noi sino a Lourdes. Alla Stazione di Rossiglione ci attendeva l’assessore del Comune Katia Piccardo … peccato che nella confusione siamo scesi a Campo Ligure … ma per un colpo di fortuna siamo riusciti a prendere al volo un autobus di linea con un gentilissimo autista che ci ha portati a ritrovare l’assessore e il nostro quarto compagno di viaggio Riccardo.. A Rossiglione siamo stati ospitati dal Sindaco Cristino Martini presso la sede della Croce Rossa. Durante l’ottima cena abbiamo conosciuto il commissario della Croce Rossa del Comune, Bruno, che si ricordava con esattezza quanto accaduto nella notte tra il 12 e il 13 aprile del 1997, avendo lui risposto alla richiesta di soccorso. Ci ha così raccontato particolari che nella concitazione della notte a me erano sfuggiti: quale emozione sentire il racconto dell’incidente dal punto di vista dei soccorritori! Dopo un’intervista per la tv Tele Masone Rete Valle Stura, degna di una tv nazionale per come è stata ben condotta dall’Assessora, siamo andati finalmente a dormire.

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Tappa 10 - Da Rossiglione a Santuario di Acquasanta

Oggi avvio del percorso ufficiale! Alle 8,30 partiamo dalla Stazione FF.SS. in compagnia di uno speciale amico di Torino, Ernesto Olivero, fondatore del SER.MI.G. e poi dell’Arsenale della Pace, che da quarant’anni opera per portare nel mondo la cultura della Pace con le sue marce, che ha voluto essere presente perché, ha spiegato, “mi ha portato qui il cuore”. Vengono con noi nel primo tratto anche Nonno Antonio e sua moglie, arrivati apposta da Torino per salutare la nostra partenza, e alcuni miei familiari, tra cui anche il papà e una sorella di Marcella, che percorrono con noi l’intera tappa, prima e unica interamente di montagna, sugli Appennini, toccando il Passo del Turchino, camminando anche lungo un tratto dell’Alta Via dei Monti Liguri. Tappa non semplice, molto varia e quindi proprio gradevole. Un tratto d’asfalto iniziale, che ci ha portati anche sotto il pilone dell’autostrada dove iniziò il nuovo “cammino di Marcella”, dove abbiamo sostato anche per un breve momento di preghiera, poi strada sterrata, mulattiere e infine anche un sentiero tra i rovi da cui, come ci hanno detto, vedendoci, dei vecchi contadini “belin, scendono solo i cinghiali!” Dopo circa ventun chilometri mio genero, non troppo allenato, ha esultato alla vista del Santuario dell’Acquasanta. Qui abbiamo salutato i partecipanti “esterni” che ripartivano verso le proprie case e siamo stati avvicinati da Claudia che con la sua bimba Febe aveva letto del Cammino e allora è venuta davanti al Santuario sperando d incontrarci e offrirci ospitalità per un graditissimo te caldo! Abbiamo concluso la nostra giornata in un’azienda agrituristica con una buona cena. E … da domani torniamo sulla costa!

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Tappa 11 - Da Santuario di Acquasanta a Arenzano

Oggi camminiamo in tre, Enrica, Roberto e io; partiamo dall’azienda agrituristica in cui siamo stati ospitati ieri, situata a circa due chilometri dal Santuario. Inizio tranquillo, in discesa, su strada sterrata.
Giunti nel sagrato del santuario accendiamo il GPS e ci avviamo in salita lungo una scalinata che ci porta rapidamente alla stazione ferroviaria. Da lì iniziamo la salita che ci porta a scollinare verso Genova. Percorriamo strade sterrate, in mezzo al bosco, fino a giungere al limitare della città …. E qui chiediamo a diverse persone quale può essere il percorso migliore per giungere sul lungomare a piedi. Rimaniamo colpiti dalle risposte. La sensazione e che i cittadini non prevedano che ci si possa muovere senza un mezzo! Qualcuno ci invita a prendere l’autobus, qualcun altro ci offre un passaggio in auto, una ragazza ci indica una serie di scale che non riusciamo a trovare, altri dimostrano una concezione della distanza insensata (un tunnel lungo meno di cento metri ci viene indicato come lungo almeno un chilometro): ci domandiamo come sia possibile che manchi così tanto la conoscenza del proprio territorio!
Comunque, un po’ la traccia un po’ l’intuito ci portano al lungomare e, dopo poche centinaia di metri ci ricongiungiamo al punto in cui domenica abbiamo abbandonato la costa per andare a Rossiglione.
Dopo pranzo ci rimettiamo in marcia percorrendo prima un vicolo parallelo all’Aurelia, poi l’Aurelia stessa stando sul marciapiede protetto. Mentre proviamo a salire lungo un sentiero, per abbandonare la strada molto trafficata un ragazzo ci dice che quel sentiero è impraticabile e che troveremo l’ingresso al Sentiero Mare e Monti più avanti; inizialmente ci fidiamo e proseguiamo, poi decidiamo di tornare sui nostri passi e scopriamo, grazie all’incontro fortuito con un anziano, che circa cinquanta metri prima rispetto al punto in cui il ragazzo ci ha fermati c’è l’accesso al sentiero, che si rivelerà un’eccezionale alternativa allo smog dell’Aurelia.
Scendiamo dal sentiero all’ingresso in Arenzano, poco prima del tunnel del Pizzo, per poi scendere sul lungomare pedonale.
La nostra tappa termina nei pressi di una rotonda sul mare, di fronte alla Colonia Marina Provincia di Alessandria “G.Giraudi”.
Al termine di questa giornata vi lanciamo una nuova domanda: la poca attenzione al territorio in cui si vive è o può essere indice di poca attenzione alle persone che vivono vicino a noi? O meglio il non avere curiosità verso i luoghi dove ci muoviamo quotidianamente può riflettersi anche sulla qualità dei nostri rapporti?
Aspettiamo le vostre opinioni …

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Tappa 12 - Da Arenzano a Celle Ligure

Oggi si aggiunge al trio di ieri Mario, il marito di Enrica, per una tappa pianeggiante, che percorriamo a ritmo abbastanza sostenuto, ossia a quasi 6 km all’ora.

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Imbocchiamo la pista ciclopedonale che ha preso il posto del vecchio sedime ferroviario, molto suggestiva, che passa attraverso vari tunnel, fino a raggiungere Cogoleto, dove troviamo un mercato sul lungomare, poi riprendiamo la pista ciclopedonale che corre proprio lungo il mare, permettendo ai nostri polmoni di riempirsi di iodio.

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A Varazze ci fermiamo per una breve pausa caffè, per poi riprendere costeggiando il porto turistico, scoprendo un nuovissimo camminamento (ancora non del tutto terminato).

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Successivamente attraversiamo un ponte lungo l’Aurelia e poi torniamo rapidamente su un percorso pedonale protetto sino ad arrivare senza intoppi di fronte al palazzo Comunale di Celle Ligure.

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Decidiamo di provare ad entrare per spiegare il nostro progetto e qualche rappresentante dell’Ente Isituzionale e … per un assoluto caso arriva la Responsabile dei Servizi Sociali dott.essa M. Cristina Rabbia che ci sta ad ascoltare con molto interesse, tanto che ci promette di fare il possibile per farci incontrare l’Assessore dott. Luigi Chierroni; infatti nel pomeriggio gli potremo esporre le nostre richieste. Immediatamente sono state recepite, anche perché si dimostrano sensibili al tema disabilità, tanto che negli ultimi tempi hanno abbattuto barriere architettoniche lungo il tragitto che deve percorre per spostarsi da casa alla spiaggia l’unico disabile motorio che va regolarmente in vacanza a Celle.

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Ci salutiamo calorosamente con la promessa che ci avviseranno quando metteranno sul sito del comune l’elenco “spiegato” delle associazioni e domani mattina verranno a salutare la nostra partenza, molto probabilmente con il Sindaco.

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Nel pomeriggio siamo stati accolti da un’amica “importante”, Consolata, nella casa che avevamo usato al tempo dell’incidente come casa base per i week end lunghi, perché i nostri amici ci aiutavano nella gestione dei ragazzini mentre Marco e io andavamo al Gaslini da Marcella senza percorrere tanti chilometri in autostrada. Quindi ricordi belli trascorsi in compagnia di una famiglia che ci è sempre stata molto vicina nei momenti dolorosi.   

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Ora cena “famigliare” e poi rapidamente a dormire: domani ci aspetta una tappa “aperta”… vi aspettiamo!

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Tappa 13 - Da Celle Ligure a Noli

Partenza fissata davanti al municipio, dove stanno arrivando i primi venditori del mercato. Con noi c’è anche Consolata in compagnia di Sacher, il suo cagnone, Cristina, una cara amica di Savona e Carlo.
Ci avviamo verso il lungomare che percorriamo sino ad arrivare al tunnel che porta all’ingresso di Albisola, che dovremmo aggirare sulla sinistra lungo una strada pedonale che invece è interrotta per una frana. Proviamo a cercare un’alternativa, ma poi ci arrendiamo e … tratteniamo il respiro per superare indenni quella puzzolente camera a gas.
Fino a Savona proseguiamo sul lungomare, godendoci il rumore delle onde e il profumo salmastro del mare.
Giunti in città imbocchiamo gli eleganti portici di via Paleocapa per arrivare al Duomo e alla cappella Sistina: Cristina ci racconta alcuni elementi storici di Savona, parlandoci della rivalità tra questa e Genova, forse accentuata anche dalla potenza della famiglia savonese Della Rovere, che diede due papi al chiesa romana, Papa Sisto IV, appunto, e suo nipote Papa Giulio II.
Dopo una veloce pausa caffè entriamo in Sala Rossa, dove siamo attesi per un incontro pubblico con l’Assessore Isabella Sorgini e rappresentanti delle Associazioni che operano nel settore della disabilità; nasce un bel dibattito da cui attingiamo anche noi nuovi elementi su cui ragionare lungo il cammino. La rappresentante dell’Amministrazione ci promette che farà il possibile per rendere facilmente accessibile la lista delle associazioni. Ci salutiamo calorosamente e poi, dopo un buon minestrone caldo offerto da Cristina e Titti Ozenda (un amico socio della Camminamare) riprendiamo il nostro cammino, passando di fronte alla fortezza del Priamar, che scopriamo non essere stata costruita per difendere Savona dagli attacchi nemici, ma per farla controllare dalle truppe genovesi.
Dopo aver passato Fornaci, Multedo, Gavotti e Zinola facciamo una breve digressione per attraversare il torrente Trexenda utilizzando un bellissimo ponte romano. Quando giungiamo a Vado la tappa si fa impegnativa: saliamo sulle alture che si affacciano sulla costa,  raggiungendo S. Genesio percorrendo un sentiero poco battuto (un po’ avventuroso), poi Monte s. Elena, Bergeggi, scendendo a Spotorno.
Proseguendo ci siamo allontanati nuovamente dal lungomare sapendo di dover raggiungere il Castello attraverso un sentiero “poco visibile”.
Ad un certo punto il GPS ci guida verso una discesa, ma due persone del luogo ci avvisano che incontreremo una scalinata difficilissima e cercano di dissuaderci: noi, ligi al tracciato, decidiamo di provare ad affrontare ugualmente questa ardua impresa, e ci ritroviamo a scendere una scalinata, molto lunga, un po’ ripida, ma senza particolari difficoltà. Ancora una volta ci troviamo a ragionare su quanto sia facile farsi impressionare da realtà un po’ più complesse della norma!
Arriviamo infine a Noli intorno alle 18,15 scendendo lungo una strada estremamente suggestiva, passando sotto voltoni illuminati, sino a giungere di fronte al Comune dove siamo attesi dal Vicesindaco Piero Penner e dall’Assessore ai Servizi Sociali Giovanni Peluffo, che ci accompagnano presso la struttura parrocchiale dove stiamo ospitati, dandoci appuntamento per la cena al “Buccun da Preve”. Qui conosciamo anche il Sindaco Ambrogio Repetto.
Alle 21,00 partecipiamo ad un incontro pubblico in cui discutiamo intorno alla disabilità con le numerose persone intervenute.
Diversi gli spunti di riflessione, tra i quali chiediamo a voi un parere su quello che ci è rimasto più impresso: è proprio vero che per abbattere una barriera (non solamente architettonica) occorre sempre e solo “monetizzare” la disabilità, vedendo quindi il disabile come un costo e non come un’opportunità per far crescere una società più giusta?

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Tappa 14 - Da Noli a Loano

Partenza fissata davanti al municipio, dove incontriamo tre nuovi camminatori, Luca, un ipovedente, Carlo e Gigi.
Tappa non facile, lunga circa 25 chilometri e che subito sale verso il Semaforo di Capo Noli, da cui abbiamo goduto di uno splendido paesaggio. Siamo scesi a Varigotti, poi sul lungomare abbiamo raggiunto Finale Marina, attraversata camminando lungo il carrugio centrale, poi abbiamo affrontato un nuovo sentiero in salita, imboccandolo prima di arrivare a Finalborgo.
Questo sentiero sale alla Caprazoppa nella folta macchia mediterranea e ci porta a Verezzi e poi a scendere a Pietra Ligure.
Qui pranziamo prima di incontrare il vicesindaco Dario Valeriani e scopriamo che il Comune che rappresenta ha già realizzato numerose iniziative con i disabili, oltre ad aver attuato ciò che noi richiediamo alle Amministrazioni, ossia la valorizzazione sul sito istituzionale delle Associazioni che operano pro tempo libero dei disabili.
Dopo questo gradevolissimo incontro ci avviamo verso Loano, dove veniamo ignorati, nonostante vari tentativi per poter incontrare gli amministratori della città.
E’ quindi una serata tutta nostra, di revisione del viaggio, anche perché stasera è arrivato l’ultimo componente fisso di questo cammino, Riccardo, completando così il quartetto
Passiamo la notte sui tavoli di una sala parrocchiale del convento dei Cappuccini: è questa l’unica possibilità sobria di pernottamento nella nostra notte loanese.

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Tappa 15 - Da Loano a Alassio

Tappa di natura, di incontri, di storia e di pioggia, con Luca, anche oggi nostro compagno di viaggio, che ci permette di ragionare più concretamente sui temi a noi cari.
Abbandoniamo Loano sotto la pioggia lungo la litoranea e, all’uscita di Borghetto s. Spirito, saliamo per un bel sentiero ripido e roccioso che mette un po’ in difficoltà Luca, che però sa chiedere una mano quando lo ritiene necessario, e la ottiene perché questo nostro cammino deve proprio essere una viaggiare insieme sostenendoci nelle difficoltà reciprocamente.
Successivamente il sentiero corre a mezza costa in vista della piana di Albenga.
Attraversiamo la piana d’Albenga su strade non adatte al cammino e giungiamo alla città attraverso il ponte Lungo e la via attrezzata con pannelli in braille.
Arriviamo alle 11,45 in Comune dove troviamo ad aspettarci l’Assessore al Turismo Mauro Vannucci e due suoi collaboratori e anche con loro discutiamo di disabilità e facciamo la nostra richiesta, scoprendo che proprio in questo periodo stanno rifacendo il sito e quindi prevedono di mettere l’elenco delle Associazioni.
Dopo un buon pranzo offerto dal Comune ci riavviamo verso Alassio percorrendo la strada romana, che purtroppo scopriamo che … in parte è stata asfaltata!
Giungiamo al nostro punto di arrivo fradici di pioggia, e subito veniamo accolti da Carmela e Marco nel loro nuovo appartamento; dopo poco ci troviamo attorno ad un tavolo a sorseggiare tè caldo parlando con tranquillità con l’assessore ai servizi sociali Loretta Zavaroni e l’ex sindaco Roberto Avogadro. Ci danno l’impressione di essere interessati a sostenere le nostre richieste presso l’amministrazione comunale.
Terminiamo la giornata preparandoci a una nuova giornata di pioggia, come dicono le previsioni del tempo!     

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Tappa 16 - Da Alassio a Imperia

La nostra giornata inizia con un incontro molto intenso: Marco Turbiglio, navigatore in barca a vela, vincitore di regate internazionali, che ci accoglie durante una seduta di dialisi. Lui e la moglie Carmela, che ci hanno messo a disposizione il loro appartamento, trasmettono vita e voglia di esserci.
Con questa carica di ottimismo partiamo per una tappa lunga e impegnativa, ma sotto un pallido sole che diventerà più intenso durante la giornata.
Il cammino inizia con una ripida salita che ci permette di raggiungere, sopra Laigueglia, Colla Michieri, un borgo medievale in cui ha vissuto Thor Heyerdhal, un grande navigatore che ci fa pensare subito a Marco; qui visitiamo la chiesetta dove è conservata la cattedra utilizzata dal Papa Pio VII mentre tornava a Roma dal suo esilio francese.
Successivamente abbiamo proseguito lungo la strada Julia Augusta, selciata, in stile medievale, fino a superare il castello di Andora, e costeggiare l’autostrada: che differenza di pensieri e di conoscenza del territorio tra chi, come noi, lo percorre con un’andatura lenta e regolare e chi invece lo attraversa con la velocità delle vetture che ci scorrevano affianco.
Risaliamo alla dorsale del Poggio Mea per scendere a Cervo, cittadina che ha mantenuto il suo fascino medioevale, dove ci fermiamo per rifocillarci rapidamente.
Un po’ riposati ci rimettiamo in cammino, aggirando all’interno S. Bartolomeo al mare, fino a raggiungere Diano Marina, da cui proseguiamo sul lungomare ai piedi di Capo Berta.
Alle 17,00, puntualissimi, ci presentiamo presso la Sala consiliare del Comune di Imperia, dove troviamo i rappresentanti di alcune associazioni, direttori sanitari dell’A.S.L., l’Assessore allo Sport e al Turismo Luca Volpe e il sindaco Paolo Strescino.
Dopo l’intervento dell’assessore, spiego il perché del Cammino e faccio le solite richieste al sindaco, che promette di tenerne conto. Foto ufficiale e poi ci spostiamo presso la Comunità Alloggio don Glorio, dove ceniamo, ospiti del Comune, e dove alcuni di noi trascorreranno la notte confortevolmente.
Durante la cena conosciamo meglio Matteo Lodi, che già da tempo mi ha contattata per conoscere meglio il cammino e farci conoscere il suo progetto di cohousing. Parliamo a lungo piacevolmente, e organizziamo un’interessante tratto di cammino comune domani mattina (leggeteci domani!) e poi alcuni di noi vanno ospiti a casa sua.

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Tappa 17 - Da Imperia a Sanremo

Alle 8,30 davanti al Comune di Imperia siamo i quattro della squadra fissa e dopo pochi attimi, mentre ci avviamo verso Sanremo, da un autobus di linea scendono tre nuovi amici, in rappresentanza del Granellino di Senapa, la cooperativa che ha adottato la tappa di oggi; un chilometro dopo si uniscono gli ultimi due partecipanti alla tappa.
Il tempo inizialmente piovoso va leggermente migliorando con il trascorrere dei chilometri.
La tappa di oggi è lunga ventiquattro chilometri e non prevede dislivelli da superare, quindi è più semplice rispetto alle precedenti.
L’attraversamento di Porto Maurizio avviene percorrendo vie e carrugi del centro, per poi scendere al mare al termine della città. Qui ci sta aspettando Matteo di Meditamare.it in bici, che si è proposto di farci da accompagnatore e protettore lungo i due chilometri di Aurelia, senza marciapiede, da percorrere per giungere a S. Lorenzo a Mare.
Camminiamo sventolando le bandiere della pace, perché inerenti al nostro cammino, che tra i valori che cerca di perorare ha proprio la conoscenza della persona, che è il primo passo verso una società pacifica.
Infatti noi crediamo che non esista la disabilità, ma la persona che oltre a pregi e difetti ha una disabilità, che deve essere tenuta in conto, ma senza essere l’unico elemento importante.
Questo atteggiamento dovrebbe portarci a voler bene alle persone e ad aiutarle nella misura in cui hanno bisogno di aiuto, creando una comunità più giusta e più accogliente.
Mentre ragioniamo su questi argomenti, imbocchiamo la pista ciclopedonale più lunga della costa mediterranea: circa venticinque chilometri, in buona parte già pronti, che collegano S. Lorenzo a mare a Ospedaletti.
Gallerie illuminate, passaggi tra edifici talvolta molto curati, altre volte in stato di degrado e, sullo sfondo, colline che portano i segni del lavoro agricolo, moltissime serre e, intenso, il profumo del mare che giunge dalle onde, meno irruente di ieri.
Ci fermiamo per un veloce pranzo a S. Stefano a Mare, per poi proseguire verso Arma di Taggia, dove la ciclopedonale è interrotta per un breve tratto, poiché stanno terminando un ponte nei pressi della vecchia stazione ferroviaria.
Intorno alle 14,30 giungiamo al palazzo Comunale di Sanremo, dove siamo attesi da Lucia, una simpaticissima impiegata del comune, che ci conduce al Poggio, presso la Residenza Protetta Casa Serena, dove l’amministrazione ci ha offerto ospitalità.
E’ una struttura molto ben organizzata, piacevole, da cui si gode un panorama bellissimo, in cui conosciamo personale gentile e disponibile e alcuni anziani simpatici.
Domani giorno di riposo, ma di incontri pubblici.

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seconda giornata di riposo

Ci svegliamo dopo una notte di vento e pioggia, nella speranza che il tempo migliori.
Dopo colazione ci dedichiamo al bucato e, Enrica e Roberto, alla riorganizzazione del bagaglio perché si sono resi conto di avere peso superfluo nel loro zaino, che risulta quindi troppo pesante rispetto alle loro necessità. Lasceranno ciò che hanno in più nel camper di Mario, che domani torna a Inzago.
Questo ci fa pensare a quante volte portiamo sulle nostre spalle inutili zavorre che ci appesantiscono il passo e rendono più difficile il nostro cammino, mentre invece potremmo alleggerirci affidando parte dei nostri “pesi” a chi ci sta vicino.
Alle 11,30 scendiamo al palazzo Comunale di Sanremo dove siamo attesi per un incontro con l’assessore ai Servizi Sociali Giovanni Berrino, e i rappresentanti di diverse associazioni che hanno sede su questo territorio.
Come sempre è molto interessante il dialogo con le realtà associative, perché scopriamo punti di incontro e magari ci danno anche spunti nuovi per riflessioni ulteriori.
Durante il ritorno al Poggio (conosciuto a tutti coloro che amano il ciclismo perché da qui parte l’ultima discesa verso l’arrivo della classica Milano-Sanremo) parliamo tra noi della sottile differenza che c’è tra senso di responsabilità e senso di colpa, che spesso viene messo in evidenza nel racconto dell’incidente che ha fatto smettere il cammino di Marcella.
Io dico di essere responsabile (guidavo io), ma non colpevole (non avevo compiuto nessuna azione che potesse portare al colpo di sonno che è stato causa del drammatico incidente) e questo suscita curiosità nel nostro mondo in cui si tende sempre a deresponsabilizzarsi, oppure ci si carica di colpe che non sono a noi imputabili.
Trascorriamo il resto del pomeriggio a Casa Serena, lavorando al computer e facendo varie attività in preparazione al passaggio in Francia.
Infatti domani, festa dell’Unità Nazionale, noi passeremo il confine!  

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Tappa 18 - Da Sanremo a Menton

Dopo una notte un po’ insonne (che emozione terminare il percorso italiano!) ci ritroviamo alle 7,15 a colazione per affrontare questa tappa lunga, ma tutto sommato semplice.
Alle 8,00 noi quattro della squadra fissa siamo davanti al Comune di Sanremo e riavviamo i GPS e le gambe.
Iniziamo di buona lena, visitando il centro antico di Sanremo, e lo troviamo bellissimo: un angolo che trasuda storia, con angoli caratteristici che non conoscevamo.
Scendiamo poi a ripercorrere nuovamente, anche se per poche centinaia di metri, la pista ciclopedonale che abbiamo seguito due giorni fa.
Risaliamo poi lungo l’Aurelia, superando Ospedaletti e giungendo a Bordighera, dove siamo stati felici di aver visitato lo splendido centro storico medioevale.
Successivamente, attraversando Valle Crosia, abbiamo visto il luogo in cui sorgeva il campo di concentramento per ebrei che è stato in funzione per pochi mesi nel 1944, e abbiamo avuto occasione di parlare tra noi di come i nazifascisti avessero iniziato le “prove di sterminio” proprio partendo dai disabili intellettivi, prima, e motori successivamente, segno che ancora poche decine di anni fa era accettabile che proprio queste persone non venissero considerate degno di vivere.  
Il cammino ci ha poi portato a raggiungere Ventimiglia, ultima città italiana del nostro percorso!
Pranzo (con un bel pezzo di Sardenaria, una sorta di pizza con il pomodoro fresco e le olive), prelievo Bancomat per avere una scorta di contanti perché passeremo per paesi che ci immaginiamo di piccole dimensioni, e poi … ho dovuto comprare una batteria di ricambio per il mio cellulare, che ieri è “morta” improvvisamente!
Riprendendo a camminare abbandoniamo la strada asfaltata per percorrere sentieri un po’ troppo “sporchi”, ma suggestivi che ci portano infine alla Punta di Garavano, e, infine, ai Balzi Rossi, imponenti rocce che prendono il nome dalla caratteristica colorazione.
Attraversiamo il confine, dove veniamo “battezzati” da alte onde che si infrangono contro le rocce a ridosso della strada e lanciano i loro spruzzi  verso i passanti, e, dopo pochissime centinaia di  metri, arriviamo a toccare il cartello di Menton, “la perle de la France“.
Per la notte però torniamo in Italia, nell’ultima casa prima del confine, in un bellissimo appartamento che ricorda nell’arredo e nella vista una barca, messoci a disposizione da Laura, una carissima persona di Torino con cui siamo entrati in contatto tramite una comune amicizia.
E poi… bonne nuit!

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Tappa 19 - Da Menton (Balzi rossi) a Cantaron

Stamane ci ha svegliato una splendida alba; alle 7,30 eravamo già in cammino.
Una tappa iniziata percorrendo il lungomare di Menton, proseguita salendo sui monti che circondano Montecarlo, attraversando innanzi tutto Roquebrune – Cap Martin, poi salendo fino ai ripetitori di Radio Montecarlo e arrivando al col de Mont Grosse.
Seguendo la traccia del GPS ci siamo trovati la strada chiusa perché ora porta all’ingresso di un nuovissimo Golf Club molto esclusivo, esteso su svariati ettari di prato.
Abbiamo provato ad aggirare il sito, ma non siamo riusciti a trovare nessuna nuova strada; siamo quindi tornati sui nostri passi, riprendendo il percorso del GR 51 che ora è stato deviato, arrivando alle 15,30 a Drap dove ci siamo finalmente potuti rifocillare.
Circa un chilometro più avanti siamo arrivati al punto finale della nostra tappa odierna, ossia la Mairie di Cantaron.
Qui abbiamo chiesto informazioni sulla Gites d’etape, scoprendo che è chiusa e deve essere prenotata in precedenza.
Arrivano intanto due carissimi amici di Torino (Sergio e Chiara), che oggi rendono meno buia una serata che, per motivi personali, è stata difficile … ancora una volta accadono cose che quasi dimostrano come nulla avvenga a caso. Con loro torniamo a Drap per cercare una soluzione alternativa per l’accoglienza. Lungo la strada ecco la prima esperienza da raccontare di realtà che riguarda la disabilità: scopriamo, infatti, una comunità Residenziale per disabili mentali, CAT EPOS Habitat – residence les noisetiers, e proviamo a suonare; parliamo alcuni minuti con un educatore, che ci racconta alcuni dettagli sulla comunità e la cosa che ci ha più colpito è la presenza di questa residenza in un paese di poco più di 1000 abitanti.
Scoprendo che l’albergo è completo proviamo a rivolgerci in parrocchia e conosciamo un diacono che, dopo aver sentito le spiegazioni sul nostro viaggio, ci accoglie per la notte. E’ bellissimo incontrare gente così aperta e disponibile, segno di una vicinanza tra le persone.
Dopo una cena nell’unico ristorante che abbiamo visto qui (gestito da un italiano!) ora ci godiamo il giusto riposo in attesa della lunga tappa di domani.

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Tappa 20 - Da Cantaron a Vence

Ci alziamo alle prime luci dell’alba perché oggi ci aspetta una tappa lunga e presumibilmente faticosa: più di trenta chilometri e più di mille metri di dislivello da superare.
Il tracciato si dipana tra paesi che presentano angoli molto caratteristici, in una zona che viene denominata “Les Terrasses de la Cote d’azur”.
Notiamo che molti toponimi e cognomi sui citofoni delle case sono italiani, ricordandoci che un tempo questa zona faceva parte dell’Italia: è un territorio molto ricco di natura (in particolare uliveti) e anche l’edilizia appare rispettosa dell’ambiente.
Attraversiamo vari borghi: Bordina, poi Tra la torre, Tourrette Levens e infine Aspremont, dove ci siamo fermati a comprare un po’ di frutta in un piccolissimo mercato e a raccontare il nostro progetto ad alcune persone incuriosite dai nostri zaini voluminosi.
Lungo la strada incontriamo l’Association Babieca, che gestisce un centro di ippoterapia in cima ad una collina molto panoramica.
Siamo poi scesi verso il fiume Val e abbiamo incontrato Carros con il suo agglomerato industriale: poco affascinante, ma sicuramente necessario nella nostra società.
Subito dopo abbiamo scollinato per la quarta volta … ma sarà l’ultima di oggi!
Entrando in Vence abbiamo iniziato a cercare la Gites d’Etape, senza trovare nulla.
Siamo rimasti affascinati dal centro storico di questa cittadina, dai suoi vicoletti che abbiamo percorso per giungere davanti al municipio e alla parrocchia, arrivandoci all’ora della S. Messa. Abbiamo aspettato che terminasse per chiedere al parroco se sapesse indicarci un posto in cui dormire … e lui ci ha offerto una stanza della casa parrocchiale, mettendo quattro materassi a disposizione.
Inoltre ci ha invitati a un aperitivo e a una cena di condivisione perché oggi c’è stata la presentazione dei volontari che per i prossimi tre anni hanno ricevuto l’incarico di organizzare le varie attività parrocchiali: serata quindi molto interessante, durante la quale abbiamo conosciuto alcune realtà associative di Vence … scoprendo che in Francia è più difficile spiegare la differenza tra “disabilità” e “handicap” perché in francese non esiste il termine “disabilità”.
E finalmente … notte di sonno ristoratore in attesa di una nuova lunga tappa!  

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Tappa 21 - Da Vence a Mouans-Sartoux

Nuovamente partenza alle 7,30, ma per Riccardo alzataccia perché deve svolgere del lavoro durante il cammino!
Lasciamo la bella cittadina che ci ha accolto questa notte e cerchiamo di uscire dal dedalo di strade urbane: imbocchiamo un sentiero che però va a terminare in una proprietà privata, quindi ritorniamo sui nostri passi e … finalmente Riccardo ci guida sulla strada che ci porta verso Roquefort Les Pins, che scopriamo essere un comune molto esteso, un grande quartiere residenziale, con le strade tutte uguali, villette e case, riattate e nuove, immerse in grandi spazi verdi. A chiudere la vista verso l’interno siepi, per lo più di ginepro, così simili tra loro che a un certo punto ci pare di essere all’interno di un labirinto.
Poi all’improvviso cambia lo scenario e percorriamo un sentiero lungo il fiume Brague; è domenica e quindi questo bel percorso è molto “trafficato”: tra gli altri incontriamo anche persone decisamente anziane che non si fanno intimorire dalla difficoltà del percorso.
Giungiamo infine a Mouans-Sartoux, dopo circa trentun chilometri. Qui, davanti al Municipio, abbiamo l’appuntamento con un diacono che ci è stato indicato dal Parroco di Vence.
E scopriamo che ancora una volta il caso ha voluto farci incontrare una bella realtà.
La coppia che ci accoglie è premurosa e attenta, fortemente impegnata nel sociale, in particolare con le persone in difficoltà. Parliamo del progetto che stiamo cercando di realizzare con questo cammino e allora invitano a cena un loro amico, paraplegico per un incidente stradale, che ci racconta la sua esperienza di vita.
Possiamo così comprendere che in Francia pare ci sia meno pietismo, una maggior attenzione al disabile in difficoltà, ma problemi economici legati al costo troppo alto di tutti i prodotti utili ad aumentare l’autonomia.
Roger ci racconta che negli anni ha praticato moltissimi sport: vela, canoa, tennis e anche parapendio. Afferma che prima di tutto deve essere il disabile ad accettare la propria condizione, anche se la rete di cui andiamo parlando è necessaria per un benessere della persona.
Affermano che la proposta alle municipalità di essere riferimento per le associazioni che operano sul territorio con i disabili sarebbe utile anche qui, perché non tutti i paesi francesi hanno l’elenco pubblicato sul sito.
La serata scorre via veloce, ma la stanchezza si fa sentire e quindi un po’ prima di mezzanotte … spegniamo la luce!

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Tappa 22 - Da Mouans-Sartoux a Th\u00e9oule sur Mer

Lasciamo i letti con un po’ di fatica … e io, prima di infilare le calze, mi spalmo i piedi di vaselina: mi è stato suggerito da Sergio come metodo per avere i piedi meno arrossati e … forse non è scientifico, ma pare che funzioni!
Usciamo di casa alle 7,20 con Philippe, la bella persona che ci ha accolto questa notte; ci hanno promesso di seguire il viaggio sul sito, e forse la moglie potrebbe anche fare una delle prossime tappe con noi.
Rapidamente ci avviamo ad uscire dal centro abitato, che non ci pare abbia nulla di rilevante da ricordare, giungendo all’interno della Foresta di Mouans, che percorriamo seguendo un percorso botanico… e all’improvviso ci troviamo in un posto che appare irreale, fantastico, un bosco di mimose: alberi in piena fioritura gialla! E scopriamo dopo alcuni chilometri percorsi in una nuvola gialla che La Napoule è la capitale della mimosa!
Successivamente (dopo strade meno interessanti) rivediamo il mare: è una zona molto “laccata”, trasuda abbondanza inutile, ma noi la sfioriamo appena, perché presto ci incamminiamo lungo un sentiero che passa a ridosso del mare, attraversando anche alcune spiagge.
E iniziamo a parlare della lunghezza e della difficoltà delle ultime tappe, che ci permettono di gustare zone mai viste prima, ma fanno anche sentire la stanchezza; inoltre ragioniamo su un quesito posto da Luca, l’amico ipovedente che ha camminato con noi, che ci domanda “perché un gesto così estremo quando tu sostieni che la disabilità è solo un modo diverso di concepire l’abilità”. E la nostra risposta va cercata nel fatto che è un viaggio difficile, complesso, in cui la volontà permette di proseguire anche quando il corpo chiederebbe un po’ di riposo, anche perché sostenuti dagli amici che camminano con noi. E questa può essere vista come una metafora della vita: difficoltosa, ma che, se si forma una rete, permette di procedere, nonostante i propri limiti.
Parlando arriviamo a Villa Saint Camille, la struttura ricettiva, retta dai Padri Camilliani, dove dormiremo questa notte, scelta anche perché struttura d’accoglienza per persone in difficoltà sociale; parliamo con la responsabile della reception, spiegandole il progetto che ci ha portato sin qui, e allora ci accoglie con entusiasmo.
Alloggiamo in due stanze contigue, con un terrazzino ed una splendida vista sul mare e quindi ci addormentiamo guardando una splendida, enorme luna in un cielo stellato!

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Tappa 23 - Da Th\u00e9oule sur Mer a St Raphael

Oggi il gruppo dei quattro camminatori si separa: Enrica e Roberto preferiscono fare il lungomare, mentre Riccardo e io cerchiamo di seguire l’ipotesi del tracciato GR653A, che dovrebbe essere il nome del percorso francese che collegherà Arles ai Balzi Rossi, e che con la Via della Costa Ligure e il Gr653 che collega Arles a Col du Somport unirà la Via Francigena al Camino di Santiago.
E infatti per la prima volta ci capita di leggere su un segnavia “GR653A”!
Il percorso è un po’ difficoltoso, salendo per un totale di circa novecento metri di dislivello.
Attraversiamo boschi di sughere, con fioriture di iris e di eriche arboree che ci dicono che la primavera è arrivata.
Camminiamo in vallate che non dimostrano segni di presenza umana: una macchia mediterranea rinata dopo un grande incendio del 2003, sentieri, strade bianche… veramente un bel camminare!
Poco prima di arrivare alla periferia di St Raphael vediamo in fondo alla valle alla nostra destra un’enorme cava: l’incontro con l’intervento umano è devastante!
E non migliora incontrando le propaggini della città: case, officine, magazzini ci accompagnano quasi sino al municipio, situato nel piccolo centro storico.
Qui reincontriamo i nostri due amici che ci raccontano la loro esperienza di cammino sulla litoranea: rocce rosse frastagliate, mare estremamente vitale che creava dei bei giochi d’acqua, pochi sentieri, più spesso strade asfaltate con marciapiedi, alle volte un silenzio quasi irreale, villette chiuse poche automobili. Zona bella, ma senza vita.
Stasera conosceremo una nuova coppia di CouchSurfing, che ci ospita per la notte … vi racconteremo!  

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Tappa 24 - Da St Raphael a Le Muy

Serata trascorsa piacevolmente accolti da una giovane coppia che ha letto il nostro progetto e ha voluto donarci l’ospitalità nel loro bell’appartamento affacciato sul mare, e dopo una notte riposante siamo di nuovo pronti a partire.
Da oggi sarà con noi anche Ivan, che ha già percorso alcune tappe italiane.
Enrica ha un dolore al ginocchio.
Partiamo verso Le Muy, avendo scoperto che il tracciato è più lungo del previsto, ma sappiamo che non sono previste salite. Sotto il sole attraversiamo zone brulle, lungo l’autostrada, in una zona dove sta rinascendo la vegetazione in seguito ad un grande incendio. Alberi bruciacchiati, sentieri poco percorribili perché interrotti da grovigli di rami caduti a terra, tanta desolazione.
E mi viene da pensare alla desolazione provata da chi viene abbandonato dagli amici in seguito ad un Handicap.
Un amico francese mi ha raccontato di aver avuto un incidente motociclistico a venti anni, che l’ha costretto sulla sedia a rotelle per una paraplegia e nessuno dei suoi quattro amici gli è rimasto vicino: desolante, appunto, questa incapacità di rapportarsi con un grande dolore, quando invece è proprio la rete amicale e parentale che può aiutare chi deve superare un momento di difficoltà.
Proseguendo il cammino attraversiamo finalmente un boschetto, che ci riporta con il pensiero ad alcuni tratti dei giorni scorsi, sino a giungere ad un grande prato che termina nella periferia di Le Muy, cittadina che ci colpisce perché abitata da molti nordafricani.
Arriviamo presto nel pomeriggio, e veniamo accolti da un nuovo amico, David, che ci ospita nella sua bella casetta.
Ora ci prepariamo per la sera e la notte, cercando di riposare bene per essere pronti ad affrontare una nuova giornata di cammino.    

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Tappa 25 - Da Le Muy a Lorgues

Dopo una serata trascorsa in ottima compagnia siamo andati a dormire, ragionando anche su alcuni spunti che sono emersi durante le chiacchierate.
Laura mi ha spiegato come funziona il sostegno a scuola per i ragazzi disabili in Francia, poiché nella scuola dei suoi figli ci sono due casi di handicap sensoriale e uno mentale. Dice che c’è un’ottima accettazione da parte degli altri ragazzi e che gli insegnanti di sostegno sono ottimi.
Inoltre anche se Le Muy è un paese hanno cercato di abbattere il più possibile le barriere architettoniche.
David ha anche fatto una distinzione interessante tra “compassione” e “pietà”: il primo termine identifica un atteggiamento più di condivisione e accettazione della persona (con radici religiose anche solo in senso lato), il secondo invece è più detato dal timore della diversità e della sofferenza, e crea una  barriera. Ci ragioneremo (aspettiamo anche i vostri contributi)!
Alle 8,45, dopo esserci riforniti al mercato per il pranzo, siamo partiti per Lorgues. Enrica ci precede in autobus perché il dolore al ginocchio continua a infastidirla.
Il percorso è molto bello, in mezzo a vigne potate, su terreni pietrosi; all’inizio son o presenti molte “conchiglie del Camino di Santiago”, che poi spariscono improvvisamente. Noi procediamo sicuri sulla traccia preparata da Riccardo, anche se in certi tratti i sentieri sono così sporchi che ci graffiamo il viso con i rovi.
Lorgues appare all’improvviso, sbucando oltre un bosco.
E’ una cittadina molto carina, le persone che incontriamo sono gentili e disponibili.
Qui cerchiamo l’ospitalità presso la parrocchia, che richiederebbe la credenziale del Cammino di Santiago, ma, spiegando la motivazione che ci spinge sin qui al parroco, riceviamo la stessa accoglienza riservata ai “pellegrini”, dopo aver trascorso la giornata in giro per Lorgues a fare commissioni varie.

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terza giornata di riposo

Notte difficoltosa, perché ho molta tosse, risveglio comunque alle 6,30 quando invece oggi avrei potuto dormire più a lungo. I miei compagni di cammino si svegliano quando ormai ho spedito alcune e-mail e sono pronta per uscire per la colazione; mi accompagna Riccardo, che dovrà lavorare con il computer per il resto della giornata.
Inizio a fare telefonate all’assistenza per risolvere il problema relativo alla Internet Key che dovrei utilizzare per connettermi … e forse riesco a trovare la soluzione! Ne avrò conferma solamente domani mattina dopo le 9,00, anche se mi assicurano che ormai dovrebbe essere tutto a posto.  
La giornata è dedicata a fare un po’ il punto della situazione, anche perché ho già superato un terzo dei chilometri da percorre in totale. Enrica controlla il suo stato di salute e Roberto si riposa, io continuo la parte organizzativa delle prossime tappe.
Siamo ospitati nella Casa Parrocchiale dal simpatico don Ivo, che parla bene l’italiano poiché ha vissuto per sette anni a Roma. Prepariamo un pranzo all’italiana e mentre condividiamo il pasto ci racconta una versione della situazione della disabilità in Francia (o per lo meno di questa zona) che mi lascia stupita: sostiene che ci sono pochi casi di disabilità neonatali perché solo gli immigrati accettano di far nascere un figlio a cui sia stato diagnosticato un handicap durante gli accertamenti in gravidanza. Inoltre racconta di una generosità individuale, ma di poche reti associative: molto individualismo, poca volontà di condividere.
Ne discutiamo a lungo e parliamo di come il cammino può essere per ciascuno di noi un modo per scoprire qualcosa: “la spiritualità nasce dai piedi”, dice, intendendo che è il contatto con la terra che ci può dare le risposte che cerchiamo.
Nel tardo pomeriggio ci ha invitato alla s. Messa che celebra nella cappella di Notre Dame de Benva, qui a Lorgues, dove c’è un affresco raffigurante il Purgatorio che può essere considerato il più bello di Francia.
Poi ceneremo insieme, ancora all’italiana, e domani ripartiremo per il nostro viaggio.

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Tappa 26 - Da Lorgues a Abbaye du Thoronet

Alle 8,00 partiamo con passo tranquillo dal Municipio di Lorgues. Oggi Enrica prova nuovamente a camminare, dopo il riposo e un controllo da un medico sportivo che ha lo studio a Lorgues; la tappa è breve, ma necessaria perché pare che sia necessario sostare a l’Abbaye. Percorriamo strade sterrate, strette strade asfaltate e sentieri che anche oggi si dipanano lungo vigne e oliveti; Un percorso tranquillo, quasi di meditazione, senza particolari dislivelli da superare. In tarda mattinata siamo all’Abbaye e la visitiamo scoprendo che ha un percorso studiato per i non vedenti: il clima, sia atmosferico che spirituale è ottimo, tanto che decidiamo di cercare l’ospitalità presso il Monastere Notre-Dame du Torrent de Vie, di suore di clausura, per poterne godere appieno, anche se abbiamo già prenotato due camere alla Gites d’etape di Thoronet paese (che dista circa tre chilometri). La suora che ci accoglie sprizza serenità e gioia, cerca una soluzione, ma ci comunica che ha disponibile solamente una piccolissima “casetta” per una o due persone; trova però una gentilissima persona che si rende disponibile a dare un passaggio in automobile agli altri tre camminatori, sia oggi per andare alla gite che domani per tornare all’Abbaye. Riccardo e io accettiamo l’ospitalità nel monastero che richiede silenzio, decidendo anche di partecipare ai Vespri della Vigilia, che immaginiamo cantati, in una chiesa che abbiamo già visto, moderna, ma essenziale e sobria: e si rivela un’esperienza suggestiva! La cena è frugale, da consumare in solitudine, ma l’aria che si respira è talmente “bella” che siamo felici di essere rimasti qui. Parliamo un po’ con la suora dell’accoglienza, raccontandole il progetto e condividendo con lei alcuni dei pensieri che stiamo facendo sulla disabilità: e lei conferma la poca disponibilità qui in Francia a far nascere figli con disabilità e poi fa una considerazione, dicendo che la disabilità spesso è vista come una “croce”, ma può essere una grande opportunità se si riesce ad accettare con il cuore. Serata in silenzio, letture, lavori al pc e poi … buona notte!

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Tappa 27 - Da Abbaye du Thoronet a Le Val

Giornata uggiosa, forse anche perché oggi Enrica ci ha lasciati per qualche giorno: la tendinite ha deciso per lei, e per curarsi ha ritenuto opportuno ritornare a casa.
La notte più breve per il cambio d’ora ci lascia un po’ stanchi, e inoltre Roberto e Ivan perdono il passaggio per tornare all’Abbaye e quindi devono farsi a piedi alcuni chilometri prima dell’inizio vero e proprio della tappa.
Percorso oggi supportato spesso dai segnali delle conchiglie del Camino di Santiago e che ci porta anche a passare di fronte a una cappella dedicata a St. Jaume dell’XI sec..
Inizialmente percorriamo strade secondarie asfaltate, poi saliamo su un crinale da cui si gode una vista incredibile, anche se la pioggia battente che ci accompagna in questo tratto del cammino non ce la fa apprezzare abbastanza.
Arriviamo a Le Val senza aver fatto alcuna sosta, bagnati e infreddoliti, e qui ci rifugiamo nell’unico bar aperto.
Cerchiamo ospitalità per la notte presso il parroco Padre Benoit, che ci accoglie nella sua casa parrocchiale.
Abbiamo occasione di parlare a lungo con lui, sia della situazione handicap sia della situazione sociale e religiosa in Francia; è una persona molto gentile, aperta, capace di spiegare con semplicità concetti importanti: parliamo dell’importanza del cuore nei rapporti umani e trascorriamo una serata piacevole tutti insieme.
Ora ci prepariamo per dormire ed essere ben riposati domani mattina.

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Tappa 28 - Da Le Val a St. Maximin la-Ste-Baume

Iniziamo a camminare sotto un cielo nuvoloso, ma la nostra meta pare essere nella direzione in cui il cielo ci appare meno scuro.
Il passo di noi quattro camminatori è tranquillo, ci aspettano circa ventitre chilometri attraverso un territorio collinare.
Il paesaggio è molto riposante, anche se per un lungo tratto costeggiamo boschi che hanno sofferto un incendio. Ora la vegetazione sta rinascendo, vediamo cespugli di rosmarino fiorito, ma ancora restano scheletri di alberi anneriti che tendono i loro rami secchi verso il cielo.
Verso la metà del nostro viaggio incomincia a piovere, una pioggia sottile, fastidiosa, che rinfresca nuovamente l’aria., ma che dura solamente poco più di un quarto d’ora.
Ci fermiamo ad asciugarci in un bar di Bras, dove troviamo anche un momento per giocare a “calciobalilla” o “biliardino”: i tre uomini sono fortissimi, io sono una “schiappa”, e quindi si sottopongono uno alla volta al supplizio di avermi come compagna di squadra.
Riprendiamo il cammino verso St. Maximin e troviamo un solo intoppo all’ingresso in città: il ponte sull’autostrada è interrotto per lavori in corso e allora … facciamo un passaggio un po’ “alternativo”, scendendo per un piccolo dirupo e facendo un brevissimo passaggio lungo l’autostrada, superando poi una rete e ritornando su una strada cittadina che ci permette di arrivare davanti al Municipio.
Visitiamo la bella cattedrale situata sulla stessa piazza della Mairie prima di andare a pranzare in un bar.
Aspettiamo poi l’arrivo di Clairie, cugina di un’amica che ci ospita per la sera. E’ stata una maestra elementare, poi direttrice e ora per la Pubblica Istruzione svolge due tipologie di lavoro: insegna francese e matematica nelle carceri e fa un controllo sul lavoro delle insegnanti elementari.
Con lei abbiamo parlato a lungo della situazione dei disabili nella scuola francese e abbiamo scoperto una realtà incredibile: in Francia l’integrazione scolastica dei portatori d’handicap è attuata solo dal 2005, ossia da quando è stata varata la legge sull’Uguaglianza dei diritti e delle opportunità, la partecipazione e la cittadinanza delle persone con disabilità. Però l’integrazione è difficile, è spesso negato il diritto allo studio e ci conferma che ancora oggi permangono barriere mentali e spesso purtroppo è la famiglia stessa che nega l’integrazione, per paura del rifiuto.
Lei inserì un disabile motorio in classe quindici anni fa, precorrendo i tempi, perché invece i ragazzini venivano  (e spesso ancora oggi vengono) inseriti in classi apposite.
Che delusione! Credevamo che nella terra dell’Uguaglianza, della Fraternità e della Libertà la situazione fosse diversa!
Il nostro viaggio continua, facendo scoperte sempre interessanti.
 

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Tappa 29 - Da St. Maximin la-Ste-Baume a Puyloubier

Oggi il nostro percorso si snoda lungo una estesa pianura: là in fondo ci sono le montagne di Cezanne, che affronteremo nella tappa di domani.
Il paesaggio è suggestivo, avvolto nella bruma mattutina, il corteo di automobili che corre lungo l’autostrada appare quasi irreale.
Ancora tante vigne e oliveti (in questi giorni abbiamo utilizzato olio prodotto in questa zona e non possiamo che dirne bene) che scorrono ai lati delle strade sterrate e dei sentieri su cui camminiamo.
Arriviamo a Ollières dove ci fermiamo a prendere un caffè in un “Cafè”: ancora una volta suscitiamo la curiosità dei presenti e alla nostra battuta “Il cammino? Sempre meglio che lavorare” rispondono “No, no, meglio lavorare!” Poi ci spiegano che “in Spagna i disabili non hanno barriere, ma in Francia invece … e non solo per i disabili motori, ma anche per quelli mentali”; forse è vero che l’erba del vicino è sempre più verde!
Riprendiamo il viaggio e arriviamo a Pourrières per pranzo: anche i bimbi della scuola elementare, che giocano in giardino durante l’intervallo, ci fanno domande sul nostro cammino e noi rispondiamo con piacere.
Quando ripartiamo per gli ultimi sette chilometri sembra che la pioggia stia per arrivare e allora acceleriamo il passo, sino a toccare i sette chilometri all’ora di velocità.
Arriviamo al municipio di Puyloubier, dove restiamo in attesa di Lionello e Joelle, gli amici dell’associazione SERVAS che ci accoglieranno questa sera.
Una serata tranquilla, con una simpatica famigliola che ha due figlie piccine: la più grande, Anais, di sette anni, chiede come è successo l’incidente di Marcella e fa anche numerose domande sul cammino, chiedendo di seguirlo sulla carta geografica.
Poi … a dormire per ripartire riposati domani.

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Tappa 30 - Da Puyloubier a Aix-en-Provence

Partiamo a passo tranquillo, dopo aver salutato Joelle davanti alla Mairie e esserci approvvigionati per il pranzo, poiché durante la tappa di oggi non incontreremo paesi sino all’arrivo ad Aix.
Attraversiamo luoghi veramente indimenticabili, montagne rocciose, prati verdi, paesaggi in cui la vista si perde.
Non saliamo sulla montagna, ma restiamo a mezza costa, fino a raggiungere il Rifugio Cezanne (chiuso, ma con un’area pic-nic), superando dislivelli per un totale di circa 800/900 metri.
Vediamo in lontananza sei o sette persone colorate che scalano la parete, poi persone che camminano, successivamente una sessantina di bambini che giocano e corrono in un grande prato e ci rendiamo conto della vicinanza di una città.
Aix conta circa 150.000 abitanti e il mercoledì è il giorno di chiusura delle scuola e questo spiega la presenza di parecchi camminatori sui sentieri che percorriamo.
Dopo aver superato il Barrage Zola (una diga costruita sotto la direzione del padre di Emile Zola) vediamo in lontananza la città che ci attende; sulla sua destra c’è una grande centrale che crediamo nucleare, ma poi scopriamo essere centrale a carbone dismessa, perché sono state chiuse le miniere di carbone, mentre ancora funziona l’estrazione dell’alluminio.
Entriamo in Aix da una periferia non troppo interessante, ma quando giungiamo in centro restiamo colpiti dalla bellezza della zona pedonale e dalla suggestione della piazza centrale dove l’atmosfera è creata dal suono di una fisarmonica.
Proseguiamo il cammino facendo tappa prima alla stazione, dove salutiamo Ivan che torna per qualche giorno in Italia per questioni di lavoro, e successivamente a casa di Sylvie e Christian, che sono gli amici che ci ospitano questa sera.
Parliamo a lungo con Sylvie, insegnante di scuola materna, della situazione handicap nella scuola e veniamo a sapere che non esistono insegnanti di sostegno, ma persone pagate poco, non troppo preparate che cercano di sopperire con la buona volontà alle carenze istituzionali. Lei stessa ha in classe una bimbetta autistica, che ha la persona dedicata solamente per la metà del monte ore.
Terminiamo la serata chiacchierando con tranquillità, e poi andiamo veloci a dormire, sapendo che domani ci aspetta una tappa molto lunga.

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Tappa 31 - Da Aix-en-Provence a Salon-de-Provence

Usciamo da casa accompagnati dall’augurio di Christian : “Il rinnovamento nasce camminando!”, una frase di sant’Agostino che ci fa pensare; come ci mettiamo anche a ragionare su un’altra frase letta in casa degli amici che ci hanno accolto ieri: “guarda bene dove non c’è nulla da guardare”.

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Parole significative che assumono un senso diverso ora che ci troviamo quasi a metà del cammino.

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Oggi poi abbiamo molto tempo per ragionare, la tappa dura parecchie ore, è molto lunga (il GPS ci confermerà quanto previsto dalla traccia: poco più di trentotto chilometri) e si snoda lungo un percorso “vallonato”, ossia una pianura mossa da lievi ondulazioni.

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Il territorio è molto coltivato: i sentieri scorrono lungo campi di grano e granturco, le cui pianticelle ancora basse hanno una colorazione di un verde tenero, poi distese di colza i cui fiori gialli ondeggiano al venticello che accompagna il nostro viaggio, ancora alcune vigne e infine .. la lavanda, che però non è ancora fiorita.

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Lungo il cammino incontriamo due personaggi che ci incuriosiscono e l’occhio attento di Riccardo immediatamente identifica: sono due “baliseur” della FFRP (la federazione francese dei camminatori di lunga percorrenza) che stanno segnando il percorso che andiamo a scoprire giorno per giorno e che tracciamo con il GPS, cioè quello che diventerà il GR653A, che congiungerà Mentone ad Arles. Ci fermiamo e parliamo un po’ con loro di questo GR, e ci spiegano che proprio in questo periodo stanno mettendo i segnali bianchi e rossi, che renderanno il cammino che ora è segnato dalle conchiglie che spesso compaiono qui e là lungo il nostro viaggio una vera e propria Grande Randonnèe.

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Deduciamo quindi di essere probabilmente tra i primi a percorrere tutto quanto il tratto che congiunge la Francigena al Cammino di Santiago!

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Breve pausa per un rapido pranzo all’ombra di un boschetto e poi … di nuovo in marcia verso Salon.

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Nel corso della giornata abbiamo avuto modo di vivere il contrasto tra la velocità nostra e quella di altri mezzi di trasporto: prima camminando lungo la linea del TGV Mediterranèe, poi costeggiando l’autostrada A7, infine assistendo alle esercitazioni degli aerei (analoghi alle nostre Frecce Tricolori) che facevano le evoluzioni nel tratto che ha preceduto l’ingresso in Salon. Abbiamo notato quanto rumore giunge da questi veicoli, che consumano risorse per trasportare a grande velocità merci e persone, senza permettere di vivere con intensità il mondo circostante.

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Però dobbiamo confessare una cosa: siamo rimasti a lungo con il naso all’insù a seguire i giri della morte, le ellissi disegnate in cielo con i vapori colorati (persino un grande cuore rosso bianco e blu), il volo, prima in formazione e poi quasi ad inseguirsi, degli otto aerei!

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Arrivati davanti al Municipio abbiamo incontrato una nuova amica, Cecilie che ci accoglie a casa sua e di Thierry per questa notte.

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Un figlio di Thierry, ora diciottenne, è autistico e quindi abbiamo parlato di quanto è duro cercare di far ottenere al ragazzo ciò di cui ha diritto; non solo questa disabilità è riconosciuta da pochi anni, ma in tutta la Francia c’è un solo centro (nel Nord) che cura seguendo un metodo americano (basato sulla ripetizione continua delle stesse richieste e delle stesse azioni).

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Inoltre ci hanno spiegato che le aziende che hanno più di 20 dipendenti devono avere il 5% di salariati disabili, ma possono eludere questo obbligo pagando una multa “salata” e, molto spesso, preferiscono pagare l’ammenda piuttosto che sottostare a questo dovere!

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Il loro figlio è un ragazzo sorridente, felice, forse perché sono stati capaci di accettare la sua disabilità e di trasmettergli la capacità di accettarsi.

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Anche questa serata si rivela interessante, capace di darci nuove idee e nuove informazioni.

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E ora… a riposare per essere pronti a una nuova, lunga tappa

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Tappa 32 - Da Salon-de-Provence a Maussane-les-Alpilles

La tappa odierna inizia con una visita al cuore medievale di Salon-de-Provence, che ci permette di scoprire che Nostradamus ha vissuto qui gli ultimi diciannove anni della sua vita, ed è qui che ha scritto le Quartine che l’hanno reso famoso.
Salon è una cittadina, molto viva, più piccola di Aix, che è invece una città commerciale e più “borghese”.
Il percorso di oggi, dopo un lungo rettilineo che ci conduce fuori dalla zona urbana, passa attraverso paesaggi che ci lasciano stupiti per la loro vastità.
Oggi il sole è caldo, il cielo è terso e c’è una luce assolutamente particolare, quella che viene definita la luce di Provence.
Entriamo nella zona delle Alpilles, molto ondulata, che ha delle caratteristiche che ci ricordano la Sardegna: montagne non alte, ma rocciose in lontananza, vegetazione mediterranea, strade bianche e sentieri; una parte è stata completamente recuperata dopo un incendio devastante nel 2003, immettendo coltivazioni varie e facendo una serie di interventi che permettano di arginare un eventuale nuovo incendio.
Ci fermiamo a pranzare ad Aureille, un piccolo villaggio che sembra “finto”, dando quasi l’impressione di essere un set cinematografico, tanto è particolare . Particolare anche la gente che incontriamo: praticamente solo presenze maschili, se vogliamo escludere la barista, che però tratta gli avventori in un modo molto rude (domande essenziali, ci passa da una finestra quanto ordinato, dopo averci chiamato da lontano.
Mentre siamo seduti nel dehor del bar vediamo passare un ciclista dal fisico atletico, ad una velocità elevata e ci accorgiamo che ha un arto artificiale. Si ferma poco lontano per bere un sorso d’acqua e aspettare il suo compagno di allenamento e proviamo a raggiungerlo, ma riparte molto rapidamente e non riusciamo a fargli l’intervista come ci sarebbe piaciuto.
Arriviamo nel pomeriggio, dopo aver percorso più di trentadue chilometri e scopriamo che oggi inizia un week-end festivo e quindi gli alberghi sono tutti completi: andiamo ancora una volta a chiedere ospitalità in parrocchia e otteniamo una sala, con una branda e dei tavoli, su cui appoggiamo qualche coperta per rendere più morbido il nostro “giaciglio”.
Dopo una buona cena in un ristorantino ci prepariamo per la notte.

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Tappa 33 - Da Maussane-les-Alpilles a Arles

Tappa breve oggi, quindi partiamo con più calma, dopo aver aggiornato il sito e aver parlato un po’ con il parroco che ci ha dato l’ospitalità per questa notte.
Inizialmente il tempo atmosferico è freddo, piovoso, ma un po’ alla volta migliora, fino a quando ritorna il sole caldo.
L’ambiente è molto mediterraneo, passiamo in una pineta che potrebbe essere la costa toscana o la pineta Sacchetti di Roma, la strada è molto ondulata e assolata e quindi sentiamo il bisogno di rifocillarci.
Ci fermiamo a Fontvieille ad acquistare qualcosa per il pranzo ed è in questa città che ci fermiamo per la pausa pranzo.
Riprendiamo a camminare decidendo di non seguire la strada segnata, ma la traccia che ha studiato Riccardo, che sembra più piacevole.
Ci capita di vedere un allevamento di tori che, come ci confermerà la sera Martine, l’amica dell’Associazione che ci accoglie questa sera, sono utilizzati per l’alimentazione e non per le corride, che sono tipiche di Arles.
Più avanti i due tragitti si collegano nuovamente, lungo una strada asfaltata (la D17) che ci conduce all’Abbaye de Montmajour, una bellissima abbazia della fine dell’anno 900, che dal 1981 fa parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Procediamo lungo un sentiero segnato dalla FFRP che corre parallelo alla strada su un terreno molto pietroso e accidentato.
Gli ultimi chilometri sono all’interno della città di Arles, passando prima in una periferia non troppo ridente, arrivando poi nello stupendo centro romano e romanico, passando vicino all’anfiteatro.
Davanti al Municipio incontriamo Martine, e ancora una volta siamo colpiti dal fatto che ogni sera incontriamo persone che, casualmente, sanno raccontarci qualche esperienza sulla disabilità.
Infatti la nostra nuova amica ha una malattia genetica che la dovrebbe portare a stare sulla sedia a rotelle, ma lei si è “opposta” con la voglia di ridere: si prende meno sul serio, accetta di più gli altri e … ride, ride di tutto ciò che per altri potrebbe essere un motivo per innervosirsi.
Inoltre mi racconta che ha una sorella proprietaria di un hotel che, essendo sensibile al mondo dell’handicap in quanto madre di un ragazzo tetraparetico, ha una stanza per disabili motori, anche se in Francia non esiste nessun obbligo, non c’è nessuna normativa per gli albergatori per quanto riguarda l’accoglienza dei disabili nelle strutture ricettive.
Cercheremo prossimamente di parlare con rappresentanti di associazioni e amministrazioni pubbliche per capire se le idee e le informazioni che le persone che incontriamo ci stanno dando corrispondono veramente alla realtà legislativa francese.
Ora … a dormire, sapendo che domani sarà una giornata non di cammino ma di ricerca di esperienze da incontrare.

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Giornata di riposo a Arles

… e oggi ci siamo proprio riposati!
Dopo un lungo sonno notturno abbiamo trascorso la mattina a lavorare con il computer, a leggere e a crogiolarci al sole primaverile nel giardino dell’appartamento di Martine.
Io ho avviato una ricerca decisamente proficua di realtà associative nell’ambito dell’handicap da contattare e, se disponibili, da incontrare lungo il cammino.
Per Riccardo d’ora in poi dovrebbero esserci minori difficoltà nel tracciare i percorsi perché entriamo sul Cammino Tolosano, ma già domani scegliamo di percorrere un’alternativa al GR653, su consiglio di Martine.
Dopo aver pranzato rapidamente ci rechiamo a visitare la necropoli di St Honorat. Qui entriamo gratuitamente presentando la “credenziale del Cammino di Santiago” che abbiamo acquistato su suggerimento del parroco di Maussane e che probabilmente ci permetterà nelle prossime tappe di ottenere più facilmente l’accoglienza.
Terminiamo la giornata incontrando a cena una coppia che inizierà domani il GR653 verso Tolouse.

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Giornata di riposo a Arles.

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… e oggi ci siamo proprio riposati!

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Dopo un lungo sonno notturno abbiamo trascorso la mattina a lavorare con il computer, a leggere e a crogiolarci al sole primaverile nel giardino dell’appartamento di Martine.

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Io ho avviato una ricerca decisamente proficua di realtà associative nell’ambito dell’handicap da contattare e, se disponibili, da incontrare lungo il cammino.

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Per Riccardo d’ora in poi dovrebbero esserci minori difficoltà nel tracciare i percorsi perché entriamo sul Cammino Tolosano, ma già domani scegliamo di percorrere un’alternativa al GR653, su consiglio di Martine.

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Dopo aver pranzato rapidamente ci rechiamo a visitare la necropoli di St Honorat. Qui entriamo gratuitamente presentando la “credenziale del Cammino di Santiago” che abbiamo acquistato su suggerimento del parroco di Maussane e che probabilmente ci permetterà nelle prossime tappe di ottenere più facilmente l’accoglienza.

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Terminiamo la giornata incontrando a cena una coppia che inizierà domani il GR653 verso Tolouse.

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Tappa 34 - Da Arles a St. Gilles

Dopo la giornata di riposo ripartiamo felici di essere in cammino.
Attraversiamo Arles, città un po’ particolare, non troppo curata, grande e turistica.
Poi, percorrendo una lunghissima strada rettilinea, raggiungiamo l’argine del piccolo Rodano: è bellissimo muoversi su una strada bianca sopraelevata, con lo sguardo che spazia per svariati chilometri, percependo in lontananza la presenza del mare, anche se dobbiamo stare molto attenti a dove appoggiamo i nostri piedi, perché ci sono moltissime lumache che passeggiano lungo il nostro cammino, alcune piccolissime, forse appena nate, e … rischiamo di schiacciarle!
Camminiamo tra i pioppi, che, mossi dal vento, incrociano i loro rami emettendo degli stridii che ci sembrano “parole”; per qualche centinaio di metri restiamo immersi in una nuvola di polline, che sembra quasi neve.
A metà percorso ci fermiamo a fare un piccolo spuntino seguendo con curiosità le evoluzioni di uno stormo di sterne su un campo appena arato.
La seconda metà del percorso ci vede camminare ancora sull’argine e poi attraversare un ponte ferroviario dove è “proibito” il passaggio, ma … non c’è nulla di più divertente che infrangere un divieto! Oltretutto Martine ci ha spiegato che non c’è nulla di pericoloso ma non sono ancora stati dati i permessi per rendere accessibile questa strada.
Arriviamo a St. Gilles all’ora di pranzo, dopo poco più di venti chilometri e decidiamo per la prima volta di recarci in Municipio per parlare con un responsabile dell’amministrazione della situazione dei disabili sul territorio comunale.
Non c’è l’assessore preposto, ma riusciamo a ottenere un colloquio con Martine Gay, una responsabile dei servizi sociali che si interessa di questo settore. Dalle risposte alle nostre domande abbiamo conferma di una situazione non semplice: ci viene detto, infatti, che solo dal 2010 nel comune di St. Gilles hanno iniziato ad avviare dei progetti per migliorare la condizione delle persone con handicap; fino ad ora l’unica proposta attuata è l’aiuto economico, che però deve passare attraverso i servizi sociali dipartimentali. Martine ci consiglia però di parlare con i responsabili di città più grandi, perché secondo lei è più probabile che lì siano stati avviati progetti più interessanti e mirati.
Restiamo un po’ delusi, ma ci rinfranchiamo quando conosciamo Ghislaine, che ci ospita questa sera a casa sua, che attua la arte terapia con giovani problematici, e ancora una volta scopriamo che il privato sociale è sempre un po’ più avanti rispetto ai progetti della pubblica amministrazione.
Ammirando un cielo stellato ci prepariamo a dormire, per riprendere tutte le forze per le prossime tappe, nuovamente abbastanza impegnative.

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Tappa 35 - Da St. Gilles a Gallargues-le-Montueux

Dopo una lunga chiacchierata con Ghislaine, con cui scopro di condividere l’esperienza di famiglia affidataria, riprendiamo il nostro cammino.
I primi chilometri sono su strada asfaltata, che poi diventa sterrata, che corre tra campi coltivati: ciliegi, albicocchi e peri che sono ormai in piena fioritura, oltre alle solite vigne, su cui iniziano a nascere le prime foglioline.
Di tanto in tanto una mandria di cavalli bianchi al pascolo ci ricorda che siamo in Camargue, famosa anche per questi splendidi animali.
Soffia un forte vento di Mistral, gradevole quando ci spinge da dietro, meno quando ci oppone resistenza e ci rende più lenta l’andatura.
Ad un certo punto vediamo in lontananza una coppia di camminatori e li riconosciamo come le persone con cui abbiamo condiviso la cena domenica sera; li raggiungiamo e scambiamo con loro alcune battute prima di proseguire con il nostro passo verso Vauvert, dove abbiamo deciso di fermarci per pranzare.
Vauvert si presenta come un paese monocromatico, le cui casette cremisi sembrano quasi tutte uguali, poca gente per strada, solo un piccolo centro con negozi aperti  E’ in questo paese che incontriamo un simpatico calzolaio e Riccardo, che ha degli scarponi con i tacchi ormai “a terra”, chiede se sarebbe possibile risuolarli; il tipo se li rigira tra le mani e poi sentenzia “Sono di buona fattura e la tomaia è ancora in buono stato, posso provare a ripararli, anche se dovete aspettare il tardo pomeriggio”. Cerchiamo di convincerlo a fare più in fretta, ottenendo di poterli ritirare già alle 14,30, con la promessa di utilizzarli non prima di domani mattina. Riccardo percorrerà gli ultimi dodici chilometri con le scarpe “da riposo”, sperando che non gli procurino alcun fastidio. E così è, anche perché nel pomeriggio camminiamo nuovamente in pianura, lasciandoci alle spalle le zone più collinari, con salite dolci, che abbiamo percorso nell’ultimo tratto della mattina.
Entriamo in Gallargues attraversando una nuovissima ed estesa zona industriale, arrivando poi nella piazza del municipio, che è situato su una piccola altura, dopo aver percorso circa trenta chilometri.  
Anche oggi entriamo alla Mairie per avere informazioni su ciò che l’ente pubblico ha in atto per migliorare la vita dei disabili sul proprio territorio e …  ci rispondono che non c’è niente da raccontare perché nulla viene fatto di specifico (se non il sostegno da parte dei servizi sociali) e non sono nemmeno a conoscenza di attività associative che operino con e per le persone portatrici d’handicap in questo paese.
Si scusano per non poterci aiutare, ma rispondiamo che già avere queste informazioni è per noi importante!
La serata trascorre piacevolmente con i nuovi amici “couchsurfing”, che hanno un passato da scout. Con loro parliamo tra l’altro di handicap nelle scuole, e ci confermano che le mamme sono quasi obbligate a fare l’amniocentesi in gravidanza e che se viene rilevata qualche anomalia sono spinte all’aborto. Questo atteggiamento prelude poi, nel caso si decida di non abortire, a una “colpevolizzazione” dei genitori che decidono di scegliere la vita del figlio, offrendo minori aiuti da parte dello Stato.

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Tappa 36 - Da Gallargues-le-Montueux a Montpellier

7,30 del mattino, 5° (che freddo!) e un nuovo addio, una nuova bella famiglia da salutare, un incontro bello da ricordare. Ogni incontro è ciò che dà un sapore particolare al nostro viaggio: ogni casa è diversa, ogni famiglia ha una modalità differente di essere accogliente, e anche per noi è una esperienza sempre nuova essere capaci di farci accogliere da ogni persona che il destino mette sul nostro cammino.
Oggi percorso lungo, più di trentotto chilometri, sole cocente (un’escursione termica di più di 20°) su strade spesso senz’ombra, tori, cavalli, il rumore forte dei camion che, non distanti da noi, corrono lungo l’autostrada.
Passiamo all’interno di Villatelle, un ennesimo “villaggio dormitorio”, molto bello, ma con poca vita per strada, per comprare un buonissimo panino jambon/beurre, che gusteremo più tardi, all’ombra di un boschetto, vicino ad un mulino, rinfrescandoci ad un ruscello.
Ad una decina di chilometri da Montpellier iniziamo ad incontrare l’urbanizzazione: paesi comunque curati, molto tranquilli, facilmente percorribili a piedi e che fanno da cornice ad un centro città entusiasmante, pedonale, vie piene di vita, tanti negozi, un viavai continuo di gente.
Quando arriviamo davanti alla stazione incontriamo Marie Therese e Robert, gli amici che ci accolgono questa sera a casa loro. Ancora un’altra coppia di persone con cui parliamo di disabilità a lungo di fronte ad una zuppa calda e a un piatto di pasta cucinato da Roberto.
E così arriva la fine di un’altra giornata, ed è ora di riposarci.

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Tappa 37 - Da Montpellier a Montarnaud

Oggi giornata di incontri perché Montpellier è una città molto attiva nel campo dell’handicap.
La prima persona che incontriamo è Bernard, ex presidente d’un comitato che racchiude numerose associazioni che lavorano nell’ambito dell’handicap per fare fronte comune nelle richieste alle Città e ai Dipartimenti; ci racconta i bei risultati ottenuti a Montpellier, per esempio per quanto riguarda l’abbattimento delle barriere architettoniche che sono presenti per le diverse disabilità, sia motorie che sensoriali e che osserveremo durante la passeggiata per il centro che successivamente faremo.
Il centro di Montpellier si svela romantico e vitale, sia nel centro storico che nel quartiere chiamato l’Antigone, e possiamo respirarne l’aria veramente speciale percorrendo le piccole rue o stando ad ascoltare le diverse musiche che ci offre gratuitamente place de la Comedie.
Seduti a un tavolo di un Cafè incontriamo Christofe e Gregory che ci raccontano la loro esperienza di disabili motori che vivono il quotidiano in questa città e ci appaiono soddisfatti della situazione; inoltre ci parlano della loro esperienza sportiva, in quanto membri di un’associazione di Vela per tutti, che fa corsi, tour e dimostrazioni con barche a vela adattate ad essere utilizzate da portatori di ogni tipo di handicap: un’esperienza molto interessante e che ci viene raccontata dal presidente di questa associazione.
Abbiamo poi un terzo incontro fissato, con il CCAS (Centro comunale di azione sociale), ma … non riusciamo a raggiungerlo in tempo per una serie di contrattempi: come spesso accade in questo viaggio decidiamo di “lasciarci condurre dal destino” e allora intorno alle 3,30 partiamo per la nostra trentasettesima tappa: in tutto circa venti chilometri, che però affrontiamo a passo veloce e un po’ stanchi dalla lunga passeggiata mattutina, ma che soprattutto ci sembrano più faticosi perché percorsi per circa metà del tempo in mezzo a cantieri, lavori in corso, quartieri nuovi in costruzione; un movimento di macchine, di caterpillar, di gru che ci fanno domandare il senso di una vita così frenetica e, secondo noi, un po’ sprecata a fine a se stessa. Riusciamo a superare questa zona solo grazie alla grande capacità di Riccardo di leggere la carta topografica e di scoprire sentieri anche in mezzo a garage e condomini.
Dopo circa dieci chilometri di cammino ci voltiamo indietro a salutare Montpellier, vediamo i nuovissimi quartieri di periferia che ci sembra sorgano molto rapidamente, percepiamo in lontananza l’aria del mare e gioiamo per esserci nuovamente allontanati dalla città, muovendoci nuovamente in un bosco ombroso.
Per l’accoglienza serale riceviamo all’ora di pranzo una mail di una Coachsurfing che ci comunica che sua mamma, che abita a Montarnaud, è ben felice di conoscerci e ospitarci la sera: accettiamo e la sera capiamo che ancora una volta facciamo bene a cogliere le opportunità improvvise che ci capitano, perché abbiamo l’occasione di conoscere una nuova amica, disabile motoria, attrice, che ha scritto e recita un monologo teatrale, principalmente mettendolo in scena nelle scuole (anche di Parigi) che ha per tema la “normalità” di una “disabilità”. Un’esperienza che va ad arricchire il nostro Cammino!
Andiamo a dormire decisamente tardi, ma ne è valsa la pena!

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Tappa 38 - Da Montarnaud a St-Guilhem-le-D\u00e9sert

Caldo, tanto caldo, persin troppo per essere solo l’8 di aprile! Partiamo da Montarnaud intorno alle 9,00, senza fretta, perché al monastero dove abbiamo l’accoglienza per questa notte si può arrivare solamente tra le 16,00 e le 17,40. Camminiamo in un ambiente molto mediterraneo tra vigne e garigua, cioè la vegetazione tipica della macchia mediterranea, dove solo qualche leccio si innalza a offrire un po’ d’ombra. Un uomo all’uscita di Montarnaud ci saluta con il solito augurio “bon courage” e poi aggiunge: “da oggi incomincia il cammino in salita, verso le montagne!” e infatti dopo qualche chilometro vediamo molto in lontananza i Pirenei innevati, l’inizio della catena montuosa che è il nostro punto di arrivo. Lungo il percorso ci fermiamo a pranzare a Aniane, un bel paese medievale, situato lungo il fiume in una vallata circondata dalle montagne, dove finalmente troviamo un po’ di vita anche a quest’ora del giorno. La seconda parte della giornata ci vede camminare sotto un sole cocente, che ci “cuoce” oltre ad abbronzarci, ma siamo ripagati dalla bellezza delle zone che percorriamo; superiamo un Ponte del Diavolo, che ci apre una visione sulle Gorges dell’Herault, e qui troviamo un ristorante tenuto da un tipo un po’ particolare, che mi fa alcune battute sul fatto che sono sola con due uomini. Ci ridiamo su. E infine arriviamo a St-Guilhem-le-Désert, “uno dei più bei villaggi di Francia” come dice il cartello all’ingresso del paese: peccato che sia poco verace, incapace di avere una sua anima, i negozi sono turistici, non c’è un negozio di alimentari “normali”, ma solo prodotti particolari e inoltre tutti gli esercizi pubblici, compresi i ristoranti e i bar a cui domandiamo, chiudono entro le 19,30. Riusciamo comunque a cucinarci un piatto di pasta nella cucina della zona del monastero utilizzata per l’ospitalità e poi andiamo rapidamente a letto.

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Tappa 39 - Da St-Guilhem-le-D\u00e9sert a St-Jean-de-la-Blaqui\u00e8re

Quali paesaggi, che ambienti fantastici abbiamo attraversato oggi! Tappa abbastanza faticosa perché abbiamo superato numerosi dislivelli, ma bellissima! Montagna rocciosa, anche se il picco più alto che abbiamo raggiunto è stato di 500 m. scarsi, e giù in basso pianura “pettinata” dall’uomo con le sue coltivazioni ordinate, pochissimi paesi e in lontananza la luce del mare. Abbiamo camminato in silenzio, con il nostro passo cadenzato, felici di essere qui in questo momento, a percorrere alcuni chilometri con lentezza in un posto fuori dalla frenesia del quotidiano. Vegetazione, sole, natura e un’aria che ci penetra nel cuore e ci fa amare la Terra. Ci domandiamo come mai le centinaia di migliaia di persone che vivono in città (Montpellier è situata a poche decine di chilometri da qui) non si concedono una pausa in questi luoghi meravigliosi. E’ vero che per strada incontriamo qualche altra persona che percorre i nostri stessi sentieri, ma non sono cittadini in gita, bensì “pellegrini verso Santiago”: ormai infatti siamo sul Cammino di Santiago, nella porzione detta Cammino di Arles. Questo fa sì che il nostro passaggio non susciti più curiosità, ma anzi siamo catalogati come “pellegrini” e ciò non ci permette più di instaurare un dialogo con le persone che incontriamo. Cercheremo di ovviare a questo inconveniente nel prossimi giorni. Altro problema che scopriamo oggi è che … dobbiamo entrare in competizione per trovare posto nelle gites d’etape comunali! Infatti, nonostante le soste per rifocillarci lungo la via siano state brevissime, arriviamo a St-Jean-de-la-Blaquière che diversi “pellegrini” sono già giunti alla gite, occupando i posti “migliori”; pazienza, vedremo come fare nei villaggi dove non a riusciremo a trovare l’ospitalità. St-Jean-de-la-Blaquière è un paese piccolissimo, dove troviamo una panetteria e un bar, che fortunatamente cucina per la sera alcuni piatti: ci fermiamo qui a cena e poi ritorneremo nella gite cercando di instaurare qualche rapporto con coloro che condividono la stanza con noi.

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Tappa 40 - Da St-Jean-de-la-Blaqui\u00e8re a Lod\u00e8ve

Giornata di vento così forte che quando arriva lateralmente ci fa temere di cadere, quando camminiamo controvento ci fa procedere con fatica; un vento che ha portato con sé nuvole nere di pioggia, ma che correvano così rapide nel cielo che stasera sono già sparite all’orizzonte.
Tappa non lunga, meno di venti chilometri, che termina velocemente e non ci fa sentire il bisogno di soste.
Un percorso senza problemi particolari, se escludiamo un piccolo incidente con un cagnetto che ci corre incontro abbaiando e poi prova a mordermi il polpaccio, ma salta troppo in alto e mi lascia soltanto un piccolo segno dei suoi denti dietro il ginocchio.
Il territorio in cui camminiamo è ancora diverso dal solito, ma sempre bellissimo: pianure coltivate sotto di noi, qualche paese, il mare che si intuisce in lontananza e a sud-ovest i Pirenei.
Entriamo per sbaglio nel Priorato St Michel de Grandmont dove sono conservati dei dolmen del secondo millennio avanti Cristo.
Arriviamo per pranzo a Lodève, e poi trascorriamo il nostro pomeriggio con estrema tranquillità, decidendo di rimanere in questa città anche domani, anticipando la giornata di riposo prevista per mercoledì, perché qui abbiamo la possibilità di fare incontri con Amministratori Pubblici e rappresentanti di associazioni.
La sera incontriamo Audrey e Ed, che ci accolgono e scopriamo ancora una volta come il caso ci sta accompagnando in questa nostra avventura: Ed ha infatti un’esperienza familiare con la disabilità e ha persino predisposto una ricerca sull’importanza dell’arrampicata per le persone che escono da un coma riportando un lieve handicap motorio.
Prima di andare a dormire riusciamo quindi ad avere un’interessante chiacchierata con questi nuovi amici.

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Giornata di riposo a Lod\u00e8ve

\"\"Riposo anticipato, ma necessario, anche perché sono dovuta andare dal dentista per un’urgenza: comunque … tutto risolto in fretta e bene!
Inoltre siamo riusciti ad avere un incontro importante con Jean Marie, responsabile di un Comitato di Associazioni e anche impegnato all’interno del CCAS, cioè il corrispondente del nostro Servizio Sociale, che ci ha descritto la situazione di questo territorio.
Parlando con lui abbiamo anche avuto nuove informazioni sulla situazione dei portatori di handicap qui in Francia. Abbiamo compreso in modo più approfondito alcuni dati ricevuti negli incontri fatti precedentemente: per esempio ci ha spiegato meglio quando viene proposto l’aborto, ossia solamente quando la disabilità è così grave da far prevedere un’incompatibilità con la vita del neonato. Questo ci fa capire come la stessa situazione può essere vista in modo diverso a seconda delle informazioni ricevute, e come troppo spesso nella nostra vita sia necessario approfondire la conoscenza per poter dare giudizi non affrettati, non superficiali.
Anche con Jean-Marie abbiamo discusso un po’ sul concetto di “normalità”, tema ricorrente tra noi in questi ultimi giorni di cammino: chi è “normale”, cosa è “normale”? Normalità è omologazione? Forse si! Perché ognuno di noi è “diverso”, l’unica cosa che conta è accettarci così come siamo.
Da domani riprendiamo a camminare, ci aspettano tre tappe impegnative, ma … vi racconteremo se avrete la curiosità di leggerci!

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Tappa 41 - Da Lod\u00e8ve a Lunas

“L’idea di questo cammino nasce nella notte tra il 12 e il 13 aprile 1997, quando in seguito ad un incidente stradale Marcella, una bimba di 8 anni, fu sbalzata dall’auto su cui viaggiava e cadde dal viadotto Piani, lungo l’autostrada A26 …” quindi oggi il cammino compie 14 anni ... e 41 tappe! Stamane Riccardo preferisce partire prima e allora Roberto e io viaggiamo soli dalla Mairie di Lodève, sotto un cielo dove nuvoloni pesanti e grigi si rincorrono, ma illuminato da un bellissimo arcobaleno, che ci appare di buon auspicio. Percorriamo i primi chilometri in un ambiente che appare poco “contaminato”, tipico di montagna, anche se raggiungiamo un’altezza massima di circa m. 700; un vento gentile ci accompagna, ma costringendoci a indossare la maglia a maniche lunghe. Procediamo osservando il panorama, il nostro sguardo spazia lontano, cercando però di controllare i segnavia, ma nonostante ciò perdiamo un segnale ad un bivio e ci troviamo a percorrere il GR7 e non il Gr653. Una telefonata di Riccardo ci conferma l’errore e guardando il GPS ci rendiamo conto che abbiamo già fatto almeno sei chilometri dal bivio incriminato. Torniamo rapidamente sui nostri passi, ma poi decidiamo di agire diversamente e … allora oggi non seguiamo il GR653 o Chemin di St Jacques, ma facciamo un percorso alternativo, seguendo l’intuito e la carta che abbiamo a disposizione sul GPS, giungendo a Lunas dopo aver percorso strade bianche, poi una lunga strada erbosa in discesa, infine un piccola strada asfaltata, sino a giungere di fronte al municipio. Riccardo ci racconta del suo percorso (quello regolare), bellissimo, prima in una faggeta, poi lungo sentieri quasi di montagna, infine lungo una strada selciata che arriva nel centro di Lunas: sicuramente ci siamo persi qualcosa, ma abbiamo conosciuto altro, come alle volte capita nella vita, quando siamo costretti a percorrere strade diverse dagli altri per raggiungere lo stesso obiettivo. Giunti a destinazione entriamo a parlare con la segretaria del sindaco per sapere se sul territorio comunale esistono realtà associative significative per quanto riguarda il nostro progetto e prontamente ci mette in contatto con Michel, un membro molto attivo di un’associazione sportiva che fa anche attività con persone con handicap. Michel si rende disponibile a un incontro: ci racconta che l’associazione di cui fa parte organizza escursioni per disabili motori con una speciale sedia chiamata Joëlette, una carrozzella da fuori-strada, a ruota unica, che permette di condividere l’attività escursionistica a tutte le persone a mobilità ridotta con l’aiuto di almeno due accompagnatori. Ci dice che sono riusciti ad acquistare questo mezzo con la donazione di una compagnia assicurativa e che il Comune ha promesso di finanziare prossimamente l’acquisto di una seconda Joelette. Inoltre propongono a disabili motori e mentali anche altre attività sportive, che già praticano con i normodotati, come per esempio canoa, scalate e ciclismo. Restiamo colpiti dal fatto che in una realtà così piccola (considerando l’intera rete di comuni meno di 5.000 abitanti) esista una associazione così attiva. La sera dormiamo in un piccolo albergo, dove ritroviamo la coppia conosciuta ad Arles, a casa di Martine.

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Tappa 43 - Da St-Gervais-sur-Mare a Murat sur Vebre

Ci svegliamo nuovamente presto, perché ci aspettano numerosi chilometri, in un percorso di montagna che toccherà i 1100 metri, la massima altezza dalla partenza, e proprio su questa altura troveremo una distesa di pale eoliche, rumorose, immense, brutte a vedersi.
I prati e i boschi intorno a noi ormai parlano di primavera e anche la fauna si sveglia: assistiamo da vicino alla fuga di quattro caprioli, che corrono saltando veloci verso la cima di una montagna.
Arriviamo  a Murat percorrendo un lungo viale caratterizzato da alte siepi di pungitopo, che mi fanno ricordare le cornicette natalizie che mi faceva disegnare la maestra della scuola elementare.
Arriviamo alla Mairie e Riccardo viene riconosciuto dalla segretaria, poiché nell’autunno 2008 aveva fatto tappa in questo bellissimo paese con l’Occitania a pè, un cammino realizzato per domandare all’Unesco di inserire la lingua occitana tra i monumenti immateriali dell’umanità.
Riusciamo a ottenere un colloquio con il vice sindaco, Francois Roque, che ci spiega che questo è un comune rurale, che cerca di fare il possibile per migliorare l’integrazione dei disabili, che “qualcosa è stato fatto, ma che molto resta da fare”. Ancora una volta un incontro interessante, da cui trarre spunti per riflettere.
Anche questa notte dormiamo nella Gite d’Etape comunale e dopo cena abbiamo il piacere di parlare a lungo con alcune belle persone che ci raccontano di un bel progetto di pace che stanno cercando di realizzare, ossia un luogo di silenzio in cui ciascuno riesca a trovare se stesso per accettare gli altri; tra l’altro uno di loro è educatore in un centro per portatori d’handicap e con lui discutiamo di come sia importante amare, nel senso più alto, per permettere a chi ha una disabilità di vivere pienamente secondo le sue capacità, senza chiedere di puntare ad una “perfezione”, anche con l’aiuto della tecnologia, ma facendosi prossimi a chi ha qualche difficoltà in più nel quotidiano.  

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Tappa 44 - Da Murat sur Vebre a La Salvetat-sur-Agout

La mattina ci alziamo con calma, verso le 7,30, per lasciare il tempo alle persone che hanno condiviso con noi il dortoir della gite di prepararsi ad uscire, avendo a disposizione un solo bagno.
E’ una tappa che ci porta a guadare diversi ruscelli che cantano la primavera e a percorrere un sentiero inaugurato nel maggio del 2010 che per alcuni chilometri costeggia il lago artificiale Lac du Laouzas.
Successivamente ci troviamo a percorrere sentieri e mulattiere tra boschi di abeti maestosi, che ci fanno realmente sentire in montagna, camminando su quote che non superano i 1000 metri.
Lungo il tragitto incontriamo una coppia di olandesi che abbiamo conosciuto nelle tappe precedenti e con cui scambiamo qualche impressione sul cammino.
Arriviamo senza problemi nel centro di La Salvetat-sur-Agout e ci dirigiamo al Municipio per poter incontrare qualche rappresentante della Pubblica Amministrazione. La segretaria con cui parliamo ci indirizza invece al Foyer A.S.E.I. che ha sede nel centro del paese e che accoglie disabili per permettere loro una vita d’autonomia.
Ci rechiamo quindi nel posto consigliato e riusciamo, dopo qualche insistenza, a parlare con il direttore della struttura, Pierre Denis che ci spiega bene quali sono le modalità per dare il giusto livello di autonomia a ciascuno, dando la possibilità sia a persone (usa sempre il termine “cittadini” e mai “handicappati”) residenti che non di praticare attività sportive e culturali, oltre a organizzare gruppi di lavoro in vari settori (costruzioni, agricoltura, lavorazione del legno ecc.).
Ci sembra un’esperienza di autonomia interessante, che valorizza le capacità delle persone, permettendo un’ampia integrazione.
Cerchiamo poi un posto per dormire, ma è abbastanza difficile da trovare perché ci sono tanti “pellegrini” su questa via. La nostra ricerca ci porta infine ad un alberghetto, nel centro del paese, dove ceniamo insieme alla coppia di olandesi.    
 

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Tappa 45 - Da La Salvetat-sur-Agout a Angl\u00e8s

Nuova giornata, nuova tappa. Di nuovo zaino in spalle, dopo aver acquistato il cibo per il pranzo, pronti per raggiungere un nuovo paese, conoscere una nuova realtà, condividere qualche pensiero con nuove persone.
Oggi è la giornata dei grandi boschi, dei muschi e dei prati fioriti: distese blu di pervinche, gialle di tarassachi, bianche di margherite, colorate di viole tricolor, verdi di trifogli.
La primavera si fa evidente nei ciliegi e nei peschi fioriti, nelle foglioline nuove di un verde tenero, nei ruscelletti che scendono verso valle pieni d’acqua.
E noi camminiamo qui stupiti della bellezza della natura che rinasce “nonostante l’uomo”!
Arriviamo senza stancarci a Anglès all’ora di pranzo, dopo circa venti chilometri di cammino, e proviamo a vedere se c’è posto per dormire, ma troviamo tutto occupato, anche perché oggi inizia la Settimana Santa che prelude alla Pasqua e che qui è settimana di vacanza. Decidiamo allora di proseguire nel nostro cammino per circa otto chilometri, arrivando ad una piccola frazione rurale, Bouisset, dove una famiglia fa accoglienza in una tranquillissima casa di campagna.
Veniamo accolti dalla giovane figlia e poi trascorriamo una serata in serenità con la famiglia, che accoglie pellegrini ormai da anni, e che ci racconta alcune esperienze vissute con persone con handicap sensoriale che hanno trascorso la notte presso la loro casa durante il Cammino.

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Tappe 46/47 - Da Angl\u00e8s a Castres

Ci alziamo presto al mattino e decidiamo di arrivare fino a Castres, poiché ieri abbiamo già percorso otto chilometri della tappa odierna e abbiamo capito che a Castres possiamo fare diversi incontri importanti per il nostro viaggio.
Quindi riprendiamo il nostro cammino che oggi ci porta ancora ad attraversare boschi sino a Boissezon, che è il paese dove avremmo dovuto terminare la tappa odierna. Ma sono soltanto le 10,30, allora facciamo una breve sosta per un caffè e per acquistare cibo per il pranzo e assistiamo al passaggio dei ciclisti partecipanti alla 11° Ronde Castraise.
Riprendiamo il viaggio verso Castres e ci fermiamo a pranzare quando incontriamo le prime case che ci indicano l’inizio della città, anche se mancano ancora circa dieci chilometri al centro.
E la terza parte della nostra tappa ci porta a scendere verso la valle, percorrendo principalmente strade asfaltate, tra case rurali, arrivando infine alla prima frazione del Comune, St. Hippolite.
Gli ultimi cinque chilometri sono tutti su strade urbane, fino a raggiungere la Mairie, nel cuore antico della città, allineato lungo il fiume l’Agout, che avevamo già incontrato a Le Salvetat.
Per la notte troviamo una stanza all’Hotel Riviere, vicino alla piazza centrale.
Oggi, lunedì mattina, andiamo in Comune e chiediamo di poter incontrare un rappresentante della Pubblica Amministrazione: l’impiegata con cui ci fanno parlare è gentilissima e ci spiega che farà il possibile per noi.
Dopo poco riceviamo una telefonata: è un funzionario dell’Assessorato allo Sport, che ci dà appuntamento nel suo ufficio al Service du Sport e organizza per noi un incontro con Jacques Thouroude (Vice Sindaco, Assessore allo Sport e Presidente dell’ANDES - associazione nazionale degli assessori allo sport), con Regine Massoutiè, Assessore allo Sport dipartimentale e con Christine Averous, presidentessa di un’associazione di judo che ha organizzato lo scorso anno i campionati francesi di Judo di Sport Adaptè. Ci hanno spiegato che in Francia esistono due federazioni, Handi Sport (per disabili motori) e Sport Adaptè (per disabili mentali); gli sport per i disabili sensoriali sono organizzati da entrambe le federazioni, a seconda delle problematiche.
Un incontro estremamente interessante, ma che è stato ulteriormente rafforzato dall’incontro con Alain Enjalbert, tesoriere del Velo Sport Castrais (organizzatore dell’11° Ronde Castraise) e dalle riprese sul campo di Regine che gioca a tennis in carrozzina.
Sul campo da tennis abbiamo anche parlato a lungo con Vincent Plet, presidente dell’Handi Sport dipartimentale.
La sera siamo ospiti di una nuova coppia di amici Gwendaline e Yannis, dove ci riposiamo prima di riprendere il cammino.Naturalmente un ennesimo incontro da ricordare, che aggiunge nuove informazioni al nostro cammino: Gwenda è arteterapeuta e ha lavorato presso un Foyer e ora organizza atelier per ragazzi sordi; ci racconta della difficoltà di inserire nuove esperienze in strutture un po’ “antiquate”. E poi ... a dormire.

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Tappa 48 - Da Castres a Abbaye Ste Scholastique

Dopo una notte trascorsa tra cani, gatti e peluche, usciamo da casa di Gwenda e Yannis, per riprendere il cammino, attraversando l’intera città di Castres, da est a ovest, passando naturalmente per la Mairie.  
Il cammino urbano è comunque gradevole, tra casette pulite, strade tranquille, un lungofiume erboso, strade alternative alle strade principali che ci fanno sfiorare appena la zona industriale.
E poi un lungo passaggio in mezzo a zone rurali, con lievi dislivelli collinari, campi coltivati, vacche al pascolo, persino una nutrita mandria di lama che bruca l’erba di un grande prato verde, sotto l’occhio vigile di un cavallo.
Lungo la strada incontriamo un ragazzo che ricorda il protagonista di “Into the wild”, senza sacco a pelo, ma con un sacco di stoffa con i lembi annodati portato sulle spalle e una chitarra: non è un pellegrino, ma in questa zona e in questo periodo dell’anno ipotizziamo che si stia recando a Carcassonne, una splendida città medievale che noi purtroppo non visiteremo nel nostro viaggio.
Ci fermiamo a pranzare sul prato di un campo di calcio, dopo Viviers-les-Montagnes, poco prima di raggiungere la meta di oggi, cioè un’abbazia benedettina femminile nei pressi di Dourgne.
Negli ultimi chilometri della tappa la brezza leggera del mattino si trasforma in un vento forte che ci spira contro e ci rende faticoso il cammino.
Soeur Jean-Marie ci conduce in una struttura non interna all’Abbazia, ma distante poche decine di metri e utilizzata per l’accoglienza di pellegrini, gruppi parrocchiali, ma anche turisti di passaggio; offrono, volendo, il servizio “mezza pensione”, che noi accettiamo per goderci il posto, anche se vicinissimo ad una strada dove i veicoli sfrecciano veloci. Nel pomeriggio sento Marco, il papà di Marcella, che mi avvisa di essere stato ricoverato in ospedale per una polmonite: restiamo in contatto con il pensiero e gli sms.  
Alle 18,00 ci rechiamo in chiesa per i Vespri, pregati con canti Gregoriani, prima di andare a cena dove incontriamo nuovamente un trio di francesi già conosciuti in tappe precedenti.

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Tappa 49 - Da Abbaye Ste Scholastique a Les Casses

Notte di vento che fa danzare rami e foglie, che fa vibrare i vetri delle finestre, che ci preannuncia un cammino un po’ difficoltoso.
Alle 7,00 siamo già in viaggio, a lottare contro il vento che ci soffia contro o che ci spinge lateralmente.
E’ ancora alta la luna, ma il cielo è già azzurro, velato da qualche nuvola.
Il paesaggio continua ad essere molto antropizzato, distese a perdita d’occhio di campi arati e di campi coltivati a grano e a mais, che fanno degli splendidi giochi di luci e di onde, pettinati dal vento.
E’ così fino a Revel, un piacevolissimo paese dove abbiamo l’occasione di vedere la mostra “Peintures en liberté”, quadri esposti nella Médiatéque, dipinti da quattro persone residenti nel Foyer per disabili di Sorèze.
Dopo Revel ci incamminiamo lungo il canale la Rigole, percorrendo una strada sterrata e ombreggiata: il vento si è un po’ attenuato e noi procediamo più celermente.
Arriviamo dopo circa trentaquattro chilometri al nostro posto tappa, una bellissima gite a Les Casses, dove veniamo accolti da Christiane, una simpatica belga trasferitasi qui da alcuni anni e che apre la sua casa all’accoglienza dei pellegrini sulla via di Arles.
Dopo la cena e un po’ di lavoro al computer ci prepariamo per una nuova notte di riposo.
 

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Tappe 50 - Da Les Casses a Naurouze \u2026. E poi Avignonet-Lauragais

Oggi giornata di cammino monotono: vento e La Rigole, platani e strada sterrata, senza molti sussulti, senza tanti paesaggi da raccontare.
Usciamo da casa con Christiane e due ragazzi che sono qui anche loro in cammino per alcuni giorni: ci accompagna, con il suo cane Ania, all’imbocco del GR653, lungo il canale La Rigole.
Appena ci avviamo un cane, un magrissimo bracco, si avvicina a noi e inizia a seguirci; si sente responsabile del gruppo e quando qualcuno di noi si ferma un attimo fa la spola tra i componenti del gruppo, quasi per sospingere chi sta indietro a procedere nel cammino; se la sosta si protrae troppo a lungo inizia a guaire.
Cammina con noi a lungo, fino a quando ci troviamo ad attraversare una strada statale e allora, forse impaurito dal traffico, ritorna sui suoi passi.
E dopo qualche chilometro arriviamo a Nauroze, al Mulino dove avevamo pensato di fare tappa, ma qui giunti abbiamo conferma di quanto avevamo sentito nel messaggio di risposta della segreteria telefonica del cellulare di riferimento: la Gite è chiusa e non si dà più ospitalità a pellegrini, camminatori e ciclisti. E’ con rammarico che procediamo sino a giungere a Avignonet-Laugarais, dove troviamo posto presso una Chambre d’Hotes, situata non proprio sul percorso.
Il posto è bello, su una collina, un’azienda agricola isolata, dove, naturalmente, la mia chiavetta internet non funziona.
Trascorriamo una serata di assoluto riposo, ma non troppo serena perché giungono notizie non troppo tranquillizzanti sullo stato di salute di Marco.  


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Tappa 51 - Da Avignonet-Lauragais a Bazi\u00e8ge \u2026 e poi Castanet Tolosan

Venerdì santo, venerdì di passione. Le notizie che arrivano dall’Italia sullo stato di salute di Marco (il papà di Marcella) parlano di un aggravamento. Allora decidiamo di avvicinarci il più possibile a Tolosa, nel caso dovesse rendersi necessario per me un rapido rientro in Italia per una breve parentesi.
Di nuovo vento! Tanto vento! Anne, la proprietaria della Chambre d’Hotes, ci dice che appena calerà arriverà la pioggia. Speriamo non succeda oggi.
Partiamo percorrendo il sentiero lungo il Canal du Midi per circa 15 chilometri e, subito dopo Baziège, ci reimmettiamo sul Gr653, che è tracciato lungo il Canale.
I platani ci riparano un po’ dal vento, vediamo un gran numero di anatre che si muovono in coppia, maschio e femmina, ci attraversano la strada tre nutrie che vanno a bagnarsi nell’acqua del canale.
Attraccate lungo le rive ci sono molte chiatte, alcune grandi, altre bellissime, là c’è una persona che legge il giornale, qui una donna che si rilassa al sole.  
E poi assistiamo al passaggio delle chiuse da parte di due chiatte: è un meccanismo abbastanza lungo e complesso, automatizzato, che deve essere attuato ogni volta che c’è un salto di livello nello scorrimento dell’acqua del canale.
All’altezza di Montgiscard continuiamo sul Gr653 che ci porta ad attraversare paesi (sempre deserti), a salire collinette, a conoscere un territorio fortemente agricolo: coltivazioni a perdita d’occhio, vacche al pascolo, terreni dissodati pronti per essere seminati. 
Dopo aver percorso circa 40 chilometri giungiamo a Castanet Tolosan, ma non troviamo alberghi sulla nostra strada, allora bussiamo al Presbytere e al prete che ci viene ad aprire spieghiamo il nostro cammino e chiediamo se conosce un posto di accoglienza in paese; ci pensa un po’ e … decide di ospitarci per la notte in un appartamentino inutilizzato adiacente al suo. Nuovamente un’accoglienza “vera”! Uscendo appena dai posti tappa del Cammino di Arles verso Santiago ritroviamo la generosità e non il “turismo del pellegrino”.
E finalmente arrivano notizie rassicuranti sullo stato di  salute di Marco, in serata riesco persino a parlargli per telefono, sentendolo in miglioramento.
Dopo aver mangiato una discreta pizza ci prepariamo per la notte: domani arriviamo a Toulouse.

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Tappa 51 - Da Avignonet-Lauragais a Baziège … e poi Castanet Tolosan

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Venerdì santo, venerdì di passione. Le notizie che arrivano dall’Italia sullo stato di salute di Marco (il papà di Marcella) parlano di un aggravamento. Allora decidiamo di avvicinarci il più possibile a Tolosa, nel caso dovesse rendersi necessario per me un rapido rientro in Italia per una breve parentesi.

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Di nuovo vento! Tanto vento! Anne, la proprietaria della Chambre d’Hotes, ci dice che appena calerà arriverà la pioggia. Speriamo non succeda oggi.

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Partiamo percorrendo il sentiero lungo il Canal du Midi per circa 15 chilometri e, subito dopo Baziège, ci reimmettiamo sul Gr653, che è tracciato lungo il Canale.

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I platani ci riparano un po’ dal vento, vediamo un gran numero di anatre che si muovono in coppia, maschio e femmina, ci attraversano la strada tre nutrie che vanno a bagnarsi nell’acqua del canale.

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Attraccate lungo le rive ci sono molte chiatte, alcune grandi, altre bellissime, là c’è una persona che legge il giornale, qui una donna che si rilassa al sole.   

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E poi assistiamo al passaggio delle chiuse da parte di due chiatte: è un meccanismo abbastanza lungo e complesso, automatizzato, che deve essere attuato ogni volta che c’è un salto di livello nello scorrimento dell’acqua del canale.

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All’altezza di Montgiscard continuiamo sul Gr653 che ci porta ad attraversare paesi (sempre deserti), a salire collinette, a conoscere un territorio fortemente agricolo: coltivazioni a perdita d’occhio, vacche al pascolo, terreni dissodati pronti per essere seminati.  

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Dopo aver percorso circa 40 chilometri giungiamo a Castanet Tolosan, ma no troviamo alberghi sulla nostra strada, allora bussiamo al Presbytere e domandiamo al prete che ci viene ad aprire spieghiamo il nostro cammino e chiediamo se conosce un posto di accoglienza in paese; ci pensa un po’ e … decide di ospitarci per la notte in un appartamentino inutilizzato adiacente al suo. Nuovamente un’accoglienza “vera”! Uscendo appena dai posti tappa del Cammino di Arles verso Santiago ritroviamo la generosità e non il “turismo del pellegrino”.

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E finalmente arrivano notizie rassicuranti sullo stato di  salute di Marco, in serata riesco persino a parlargli per telefono, sentendolo in miglioramento.

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Dopo aver mangiato una discreta pizza ci prepariamo per la notte: domani arriviamo a Toulouse.

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Tappa 52 - Da Castanet Tolosan a Toulouse

Sabato santo: iniziamo il nostro percorso con meno ansia, le notizie dall’Italia sullo stato di salute di Marco sono positive. Ci avviamo lungo il Canal du Midi verso il centro di Toulouse.
La strada è molto “trafficata”: persone che corrono, gente che cammina, molti ciclisti, singoli, in coppia, a gruppi, con zainetti, borse voluminose e persino piccoli carrelli attaccati dietro la bici, carichi di bagagli.
Oggi è calato il vento e quindi, come previsto, piove. Non troppo, una pioggerelline leggera che ogni tanto si trasforma in uno scroscio più forte.
E alle 12,00 siamo già in hotel, davanti alla stazione TGV, per un breve riposo e la successiva visita di questa città, in cui ho già vissuto per molte settimane nel 1985/1986, quando Marco lavorava qui. Me la ricordo molto accattivante, signorile, anche se “giovane”, perché sede di facoltà universitarie. E anche oggi ho la conferma della bellezza di Tolosa.
Purtroppo la visitiamo in un clima atmosferico che passa rapidamente dal nuvoloso al piovoso, in rapida alternanza, e pertanto non riusciamo a godere appieno della nostra lunga passeggiata. Visitiamo comunque tutti i luoghi indicati come importanti e inoltre ci infiliamo in suggestive strade secondarie per raggiungere il fiume Garonna.
Nel tardo pomeriggio abbiamo un appuntamento in Place du Capitole con il figlio di una coppia di miei cugini molto cari, che ha studiato e ora lavora qui a Toulouse: è un incontro molto interessante, in questo momento trovare un “pezzo di famiglia” è per me estremamente piacevole. Parliamo a lungo con lui e la sua amica, che scopriamo essere la figlia del sindaco di una cittadina che incontreremo lungo il percorso nei prossimi giorni: nuovamente una casualità, che ci aiuta nell’attuare il nostro progetto.
E poi è sera ormai e allora … Buona Pasqua a tutti!

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Tappa 53 - Da Toulouse a L\u00e9guevin

Anticipiamo di un giorno il nostro cammino, per avere a disposizione un giorno di riposo nei giorni successivi; sapendo che la tappa 53 sulla carta risulta breve decidiamo di partire tardissimo, alle 11,30, ma poi un lungo giro nel centro di Toulouse, un mio errore nel seguire la segnaletica e una modifica del GR653 ci fanno arrivare a Léguevin alle 18,15, dopo aver percorso più di venticinque chilometri.
La prima parte del percorso si svolge in città. Oggi è Pasqua e Toulouse è viva: attraversiamo alcuni mercatini, ci fermiamo ad ascoltare un musicista all’angolo della strada, percepiamo la presenza di molti turisti spagnoli.
Il tempo all’inizio è molto nuvoloso, ma poi cambia rapidamente e diventa quasi estivo.
All’uscita dalla città io, che in quel momento mi trovo a camminare davanti, seguo decisa i segnali bianco-rossi del GR … peccato che non sia il 653, ma ce ne rendiamo conto solo dopo un poco e poiché stiamo percorrendo il lato sinistro di un piccolo fiume, l’Auch, siamo costretti ad aspettare un ponte pedonale per riprendere il giusto percorso verso Colomiers.
Qui ci prendiamo un caffè e riprendiamo a camminare decisi verso Pibrac, un paese molto curato dove ci hanno detto di passare a vedere una bellissima chiesa e qui, finalmente, riprendiamo il Gr653, lasciando così le strade asfaltate.
Dopo aver percorso alcuni chilometri in un parco molto ben tenuto, ci allontaniamo nuovamente dai segni bianco-rossi per seguire le conchiglie che ci guidano a Léguevin, il nostro punto di arrivo.
Qui troviamo ospitalità nella gite comunale e, dopo la cena consumata nell’unico locale aperto in paese, andiamo a nanna!

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Tappa 55 - Da L\u2019Isle\u2014Jourdain a L\u2019Isle Arn\u00e9

Ore 7,30: colazione… ma purtroppo non è pronta perché, ci spiegano, nei giorni feriali viene servita alle 8,00. Pazienza, anche se oggi ci aspetta una trentina di chilometri di cammino.
Il terreno è molto fangoso poiché ieri pomeriggio e questa notte ha piovuto molto, e, attaccandosi alle suole delle nostre scarpe, rende più pesante il nostro passo.
Camminiamo in un … gran Monferrato, nel senso che la strada che noi percorriamo ci porta in un ambiente che ricorda moltissimo il nostro Piemonte: dolci pendii coltivati a fave e grano, pascoli, qualche casa ben mimetizzata dietro alti alberi, in lontananza qualche villaggio.
Dopo dieci chilometri attraversiamo Montferrad-Savès e scopriamo casualmente un Foyer per portatori di handicap gravi: naturalmente entriamo a chiedere un incontro con un responsabile. Sandrine, una simpatica persona, si rende disponibile a illustrarci tutti i vari laboratori che vengono organizzati all’interno della struttura e … restiamo stupiti di quanto l’attività culturale nel senso più ampio, se ben gestita, possa portare a un’effettiva integrazione del disabile, anche grave: scultura, pittura, decoupage, attività manuali varie che portano a risultati ottimi.
Filmiamo, filmiamo, filmiamo, materiale utile per il reportage.
Usciamo che sono già le 12,30 e allora facciamo uno spuntino prima di riprendere il cammino: continuiamo a percorrere strade fangose alternate a strade asfaltate, dove le nostre scarpe si alleggeriscono un pochino del fango accumulato, ma sempre immersi in un paesaggio che ci rende piacevole il cammino, che ci porta prima a Giscaro, poi a Gimont e infine al Chateau d’Arné e alla Gite de Lamothe dove ci fermiamo a dormire.
Domani ci aspetta Auch, con diversi appuntamenti già fissati e quindi … buona notte!    

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Tappa 56 - Da L\u2019Isle Arn\u00e9 a Auch

Partiamo presto per arrivare a Auch all’ora di pranzo poiché nel pomeriggio abbiamo due appuntamenti.
Tappa veloce, a più di 5 chilometri all’ora, nonostante il percorso ondulato. Ancora campi coltivati, allevamenti, cascine isolate, qualche paesino.
E poi l’arrivo alla città di Auch, intravista prima al fondo di una strada a scorrimento veloce, raggiunta poi scendendo da una altura, attraversando un bellissimo parco, poi passando un ponte sul fiume Gers, e, infine, raggiungendo il centro percorrendo una stupenda scalinata.
Una città molto suggestiva, costruita su un terreno collinare, dove ci troviamo a percorrere una strada costruita con una pendenza del 25%, e che scopriamo essere la patria di D’Artagnan.
E qui incontriamo Omar Bouyoucef, presidente del Comitè Handisport du Gers, ma anche campione Parolimpico nel 1994 di biathlon, con cui parliamo a lungo dell’importanza dello sport per una persona con handicap.
Subito dopo ci spostiamo a 2 chilometri dal centro per incontrare alcuni rappresentanti del consiglio dipartimentale dell’APF, l’associazione più attiva a livello nazionale per l’integrazione delle persone con handicap. Altro incontro importante per il documentario.
Ceniamo in un ristorante che propone piatti tipici della regione … e sono quasi tutti a base di carne d’anatra!
Infine, stanchi, ma soddisfatti, ci avviamo a casa di Amandine, la giovane amica che ci accoglie stasera.

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Tappa 57 - Da Auch a Montesquiou

Oggi tappa lunga, più di 30 chilometri previsti, inizialmente un po’ noiosa, strada asfaltata, collinette coltivate  numerosi pellegrini partiti prima di noi che pian piano superiamo, ma poi la strada cambia un po’, si inerpica su sentieri ripidi, ma brevi, passa nel folto di un bosco, attraversa lunghi tratti di campi arati da poco .
In questa zona vediamo numerosi allevamenti di anatre e oche.
Arriviamo a Montesquiou e, come sempre, entriamo nella mairie e chiediamo di poter parlare con qualche rappresentante politico, ma la gentilissima segretaria mi spiega che nel paese non viene fatto nulla per i disabili, tranne quanto previsto per legge, perché non c’è nemmeno un portatore d’handicap.
Andiamo poi a cercare un posto per dormire, ma tutte le possibili soluzioni in paese sono prenotate; allora rimettiamo i nostri zaini in spalla e camminiamo altri due chilometri per raggiungere il campeggio annesso ad un castello, dove troviamo disponibile uno chalet.

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Tappa 57 - Da Auch a Montesquiou

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Oggi tappa lunga, più di 30 chilometri previsti, inizialmente un po’ noiosa, strada asfaltata, collinette coltivate  numerosi pellegrini partiti prima di noi che pian piano superiamo, ma poi la strada cambia un po’, si inerpica su sentieri ripidi, ma brevi, passa nel folto di un bosco, attraversa lunghi tratti di campi arati da poco .

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In questa zona vediamo numerosi allevamenti di anatre e oche.

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Arriviamo a Montesquiou e, come sempre, entriamo nella mairie e chiediamo di poter parlare con qualche rappresentante politico, ma la gentilissima segretaria mi spiega che nel paese non viene fatto nulla per i disabili, tranne quanto previsto per legge, perché non c’è nemmeno un portatore d’handicap.

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Andiamo poi a cercare un posto per dormire, ma tutte le possibili soluzioni in paese sono prenotate; allora rimettiamo i nostri zaini in spalla e camminiamo altri due chilometri per raggiungere il campeggio annesso ad un castello, dove troviamo disponibile uno chalet.

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Tappa 58 - Da Montesquiou a Marciac

Oggi cammina con noi Emma, un’amica di Torino. Ci svegliano alcuni colpi di arma da fuoco, perché il campeggio dove abbiamo dormito questa notte è circondato da boschi che sono riserva di caccia.
A conferma di ciò durante il nostro cammino odierno ci capita infatti di incontrare scoiattoli e caprioli, che fuggono velocissimi appena si accorgono della nostra presenza.
Tappa facile, lunga poco più di venti chilometri, che ci fa camminare ancora in un territorio collinare, attraversando piccoli villaggi, sfiorando due chiese antiche, che abbiamo visitato, a Saint-Christaud e Monlezun.
L’iniziale strada asfaltata diventa sentiero nel bosco, poi strada bianca lungo distese di campi coltivati e, a pochi chilometri da Marciac, ci fa salire e scendere su pendii di che arrivano a malapena a toccare i 200 metri di altitudine, costeggiare un piccolo lago e persino attraversare campi coltivati.
Qualche cavallo e vacche al pascolo che ci seguono stancamente con lo sguardo.
Oggi c’è nuovamente molto caldo, il terreno è secco e, anche se le previsioni parlavano di pioggia il cielo presenta solamente poche nuvole bianche.
Arriviamo a Marciac che scopriamo essere la sede di un importante festival internazionale di Jazz.
Chiediamo alla segreteria del Municipio di incontrare qualche rappresentante politico, ma non ci possono offrire nulla; sanno solamente indicarci un’associazione che aiuta l’organizzazione del festival accompagnando gli spettatori a mobilità ridotta ad assistere ai concerti: troppo poco per noi, che siamo molto più esigenti… eh eh eh!
Per la notte troviamo posto in un camping: qui il proprietario ci racconta che organizza viaggi nel deserto, proponendoli anche a disabili, ma che non ha mai avuto nessun partecipante con handicap.
Ora andiamo a dormire, mentre nel cielo si addensano nuvole minacciose.

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Tappa 60 - Da Maubourguet a Abbaye de Tarasteix

60 giorni, oggi abbandoniamo il GR653 (il cammino da Arles a St. Jacques de Compostela) per andare lungo il GR101.
Per le persone che incontriamo non siamo più pellegrini, ma camminatori. Cambiando sentiero segnato cambia anche il paesaggio: oggi diventa più “rustico”, passiamo all’interno di boschi cedui e di boschi poco “curati”, costeggiamo campi coltivati e numerosi allevamenti di cavalli, passando alla frontiera tra i Pyrénées Atlantiques e gli Hautes-Pyrénées
Appena passiamo sul GR101, che scopriamo essere un cammino di vita, di trasporto, di migrazioni di uomini e di truppe, praticato dal primo millennio avanti Cristo, vediamo un’insegna che ci incuriosisce: “Centre Equestre Lou Cassou – accueil des handicapes”. Varchiamo il portone e scopriamo una nuova esperienza da conoscere, raccontare e filmare, che propone numerose attività equestri per tutti i gusti e tutte le età, e che fa anche équithérapie, ossia l’ippoterapia.  
Ancora una volta il caso ci ha permesso un incontro importante per avere informazioni utili per il documentario che stiamo girando: qui ci fermiamo circa un’ora prima di riprendere il cammino.
Nel pomeriggio arriviamo all’Abbaye de Tarasteix, un luogo molto particolare, dove incontriamo Luciano e Laura, che ci hanno raggiunto dall’Italia per concludere con noi questo viaggio, iniziato insieme a Sarzana!

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Tappa 61 - Da Abbaye de Tarasteix a Tarbes

Partiamo dall’Abbaye in cinque, con passo rapido perché a Tarbes sappiamo di aver diversi appuntamenti.
Inizialmente seguiamo i segnavia del GR101, che dopo qualche chilometro abbandoniamo perché il GR porta a Ibos e noi, invece, dobbiamo andare verso la città; Riccardo ci guida, percorrendo solamente sentieri e strade bianche, ed entriamo in Tarbes costeggiando L’Echez.
Innanzi tutto ci dirigiamo alla stazione per prenotare il viaggio di ritorno per Roberto, che sta terminando la sua avventura, e le mie figlie Cecilia e Marcella che domani arrivano con Enrica e Mario per camminare con noi verso Lourdes nella tappa del 4. E mentre siamo in attesa del nostro turno in biglietteria vediamo avvicinarsi un ragazzo atletico, in carrozzina, che si mette in coda dietro noi … e allora inizio a parlargli e scopriamo che è Tamet Yann un tennista di Lyon, uno dei più forti in Francia, che ha appena terminato un torneo nazionale qui a Tarbes, perdendo la semifinale. Naturalmente lo intervistiamo, sorpresi ancora una volta dal caso che ci permette incontri così significativi.
Ci avviamo poi verso la Mairie e qui, come al solito, domandiamo di poter parlare con qualche politico che abbia connessioni con l’handicap: ci spiegano che gli appuntamenti con gli Assessori sono da prendere con largo anticipo, che così all’improvviso non è possibile incontrarli però …  chissà … forse … intanto ci fanno parlare con la segretaria dell’Assessorato ai Servizi Sociali che ci assicura che farà arrivare la nostra richiesta alla sua responsabile, e infatti nel tardo pomeriggio verremo contattati dall’Assessore Andrée Doubrère e potremo poi avere con lei un bel colloquio con intervista.
Per cena ci incontriamo con la coppia di couchsurfer che ci ospita per la notte, Erardo e Juliette, due giovani veramente simpatici e gentili, che accettano volentieri di accompagnarci al Gymnase de Laubadère dove ci può essere la possibilità di incontrare qualche atleta disabile che si allena a Badminton.
E qui conosciamo David Toupe, campione europeo, tra i migliori al mondo (ci spiega che il Badminton è sport olimpico, ma non paraolimpico) che è anche allenatore della squadra Badminton Athlétic Tarbes, sia di persone con handicap che normodotate. Intervista, contatto, una nuova esperienza bella da raccontare!
E poi a casa, per un fine serata interessante, a parlare dell’importanza della respirazione, di postura, di atleticità e muscoli … prima di un sonno ristoratore.   

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Giornata di riposo a Tarbes

… ma non troppo.
Al mattino qualche telefonata per organizzare ancora gli appuntamenti dei giorni prossimi (per esempio a Oloron), dopo arrivano Marcella, Cecilia, Enrica e Mario, pranzo rapido e poi iniziano gli incontri.
Prima di tutto a casa di Richard Baleur, un giovane disabile motorio, regista cinematografico e teatrale, che ha girato un cortometraggio sull’accessibilità, selezionato per le finali del Festival di Cannes.
Qui incontriamo anche una giovane attrice (Vignette) e Marie-Jeanne Clavier, una maestra di un coro formato da normodotati e disabili: ancora persone veramente capaci di realizzarsi a tutto tondo.
Successivamente ci spostiamo al club di Pelote Basque per incontrare Philippe Romain, allenatore di una squadra che pratica questa disciplina, e Jean-Paul Cournet, presidente di Handisport di Tarbes e cantante di una corale basca. E terminiamo il pomeriggio proprio cantando e ballando con il suo coro: uno spazio di allegria quasi al termine di questa importante tranche di Cammino.
Quando sono ormai quasi le 21h00 ceniamo tutti insieme e poi andiamo a riposare per la tappa verso Lourdes: domani sveglia alle 6,00!

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Tappa 62 - Da Tarbes a Lourdes

… e infine siamo arrivati al primo traguardo del Cammino di Marcella: Lourdes.
La tappa inizia presto, partiamo in nove dalla stazione ferroviaria di Tarbes e… c’è un po’ di emozione nell’aria.
Oggi è l’ultima tappa con Roberto, venuto con noi per il Cammino Rossiglione – Lourdes, e nelle ultime cinque tappe cammineremo solamente Riccardo e io.
Però per concludere oggi ci aspettano circa 28 chilometri, prima in città, poi sul crinale di una collina morenica, con i Pirenei lì, a portata di mano, che ci invitano a conoscerli da vicino.
E noi accogliamo questa proposta: cambiamo il programma dei prossimi giorni, decidendo, dopo esserci consultati con il CAF (Club Alpino Francese), di arrivare a Col du Somport percorrendo il GR101 e il GR10, neve permettendo, e infine l’ultima tappa del GR653.
Ma per oggi arriviamo a Lourdes, e più precisamente davanti alla chiesa di st. Bernadette, dove abbiamo l’appuntamento con Ricccardo Colia (animatore di Secours Catholique). Ci guida alla Grotta e risponde volentieri a tutte le nostre domande e curiosità. Successivamente ci organizza una piccola, ma significativa, conferenza stampa e un incontro al Pavillon de l’OCH, che organizza l’accoglienza delle persone con disabilità all’interno dello spazio dei santuari.
Saliamo poi alla Cité St. Pierre, il luogo dove ci ospitano per cena e notte, dove è previsto un incontro / testimonianza nel tardo pomeriggio.
Dopo cena veniamo accompagnati ad un incontro con un gruppo dell’OFTAL di Vigevano, come concordato da qualche giorno con un responsabile di questa associazione: raccontiamo il viaggio ad alcune decine di genitori che sono arrivati oggi dall’Italia con i loro bambini.
E poi, finalmente, la nostra giornata si conclude con una dormita ristoratrice.  

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Tappa 63 - Da Lourdes al Rifugio du Haugarou

Sveglia alle 5h00 perché Roberto, Marcella, Cecilia, Enrica e Mario tornano in Italia e, poiché i veri viaggiatori presto devono partire ... Li salutiamo con un po’ di malinconia, anche se abbiamo voglia di avviarci verso l’ultima parte del nostro cammino, che incomincia alle 7h00, quando Riccardo e io usciamo dal centro di Secours Catholique dove siamo stati ospitati. Ci aspetta una tappa di montagna, di circa venti chilometri: attraversiamo Ossen e Ségus, pensando di poterci prendere un caffè, ma scopriamo che l’unico negozio esistente ora è chiuso. Ma non è un problema, al Secours Catholique ci hanno dato un cestino pic-nic che avremo abbastanza viveri per tutto il giorno. E poi la strada inizia a salire: un bellissimo sentiero di montagna che si snoda in mezzo ai prati fioriti, poi si inerpica in una faggeta, sino a toccare i m. 1400 di altitudine di Prat du Rey. Da qui camminiamo in quota, silenziosamente, riempiendoci cuore e occhi di picchi, di rocce, di boschi, di cielo, cercando di non violare questo santuario naturale. Un capriolo e molti rapaci che volteggiano nel cielo ci fanno sentire ospiti in questo posto così maestoso. Continuando sul GR101 scendiamo e saliamo diversi colli sino a giungere al Rifugio du Haugarou, stanchi perché sono due notti che dormiamo solamente cinque ore e … non ci sono bastate per smaltire cammino ed emozioni. Qui parliamo a lungo con i gestori, una coppia gentile, e in particolare con Jean-Luc, un invalido civile, che ci racconta che ha scelto di lavorare in questo rifugio da quando è andato in pensione, perché è un gran camminatore e conosce l’importanza dell’essere accolti con cura dopo una giornata di cammino. Una cena appagante e dopo … a dormire presto per recuperare le forze.

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Tappa 64 - Da Rifugio du Haugarou a Laruns

In piedi alle 6h45 e alle 7h20 siamo in marcia, anche per permettere a Riccardo di fare delle belle foto con la luce giusta. Iniziamo subito la salita, perché il GR101 ci porta a raggiungere in breve tempo il Col du Soulor a m. 1474. Decidiamo di gustare un caffè prima di proseguire: ci sono due bar e scegliamo quello più scostato dal sentiero e … incontriamo Karine, la moglie del gestore, che è educatrice al Foyer di Azereix e con lei parliamo a lungo dei diversi tipi di istituto previsti in Francia e, in particolare, della sua esperienza di responsabile dell’atelier di pittura. Riprendiamo il cammino sino al termine del GR101 (iniziato a Maubourgouet), che al Col de Saucede a m. 1525 incrocia il GR10 e che ci porta al Col de Tortes (m. 1795), confine tra Haute Pyrenees e Pyrenees Atlantique, per poi scendere a Gourette. Attraversiamo rapidamente questa tipica stazione di sport invernali, risaliamo sui pendii modificati dagli impianti sciistici, sino a riportarci a m. 1550 e poi … via, in picchiata verso Eaux-Bonnes, rinomato centro termale distrutto più volte da inondazioni, percorrendo un sentiero molto ripido, a tratti decisamente scivoloso, poiché un tappeto di foglie umide ricopre pietre instabili. Ci avviamo verso Aas, dove speriamo di trovare la gite per la notte, ma non c’è posto e quindi siamo costretti a proseguire verso il fondo valle, a Laruns. Dopo aver percorso più di trenta chilometri, superando dislivelli di circa m. 1600, possiamo finalmente goderci una buona cena e una notte tranquilla nel dormitorio di una gite di cui noi siamo i soli ospiti.

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Tappa 65 - Da Laruns a Gabas

Iniziamo la giornata di cammino attraversando Laruns, una graziosa cittadina con le caratteristiche tipiche dei paesi di montagna. Ci infiliamo nella valle del Gave D’Ossau per raggiungere Eaux-Chaudes (altro centro termale posto di fronte a Eaux-Bonnes, ma che è servito da un diverso torrente), seguendo nuovamente le conchiglie, identificativo europeo del Cammino di Santiago. Piove, a scrosci, ma noi riusciamo a non inzupparci troppo poiché il sentiero corre in un fitto bosco di faggi. Anche oggi saliamo, saliamo, saliamo, più di m. 1000 di dislivello, fino a raggiungere il rifugio CAF di Gabas. Purtroppo la pioggia non ci permette di godere appieno del cammino e del paesaggio dominato dall’imponenza dei picchi che circondano questa vallata, ma siamo felici di respirare a pieni polmoni l’aria di montagna. Speravamo di incontrare orsi e marmotte e invece in questi giorni abbiamo visto rospi, salamandre e lumache … Trascorriamo il pomeriggio a leggere, scrivere e chiacchierare, nel tepore di un salone riscaldato, mentre osserviamo dalla finestra una pioggia intensa che speriamo smetta nella notte. Domani ci aspetta l’ultima tappa del Cammino di Marcella…
 

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Tappa 66 - Da Gabas a Col du Somport

… e oggi terminiamo! Purtroppo! Ma intanto il sole e un cielo azzurro, insperato, ci spingono a salire: abbiamo qualche timore, perché potremmo trovare tanta, troppa neve e le mie scarpe non sono adeguate. Percorriamo prima una strada asfaltata che diventa successivamente sterrata che ci porta a salire rapidamente sino al Parco Nazionale dei Pirenei. Dalla piana del Bious, dove ci troviamo a camminare in mezzo a un prato di giunchiglie, ammiriamo intorno a noi le cime innevate del Pic Casteron e del Pic du Midi d’Ossau. Passiamo tra i laghetti di Ayous e continuiamo la salita, prima costeggiando una pietraia, poi pestando la neve pesante e bagnata che mi fa scivolare e infine arriviamo in Spagna, dal Col des Moines, a m. 2168.
All’Ibon del Escalar iniziamo a sentir parlare spagnolo, incontriamo anche una famigliola con bimbetta sorridente nel marsupio di papà. E adesso scendiamo, ancora nella neve, poi lungo un ruscello, sino a giungere a fondo valle, dove troviamo la stazione sciistica di Astun, dove esercizi commerciali, appartamenti e impianti sono tutti chiusi.
Da qui ci immettiamo su una strada asfaltata che ci fa raggiungere dopo pochissimi chilometri la meta finale: il Col du Somport. E’ presto e allora, dopo un veloce pranzo, decidiamo di scendere a piedi verso Oloron, anche se, dopo alcuni chilometri, decidiamo di prendere un bus di linea per arrivare più velocemente a Pau, una città che sappiamo avere una vita associativa intensa.

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